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La Fratellanza Musulmana e la marcia dell'Islam sulle istituzioni italiane

Foto:  Ansa 

Alessandro Bertoldi
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L’inchiesta che abbiamo iniziato con la ricostruzione della rete di Hamas in Italia e proseguita poi con l’analisi delle connessioni tra Hamas e la Flotilla, oggi continua andando a scoperchiare un altro vaso di Pandora che abbiamo già iniziato ad aprire con il direttore Capezzone e con le colleghe Francesca Musacchio e Souad Sbai qualche settimana fa sulle pagine de Il Tempo: quello dell’Islam politico, la cui espressione più organizzata e influente a livello internazionale è rappresentata dalla «Fratellanza Musulmana». Di cosa stiamo parlando? Il movimento mira a integrare i precetti islamici nella vita pubblica e statale, espandendosi a livello globale. Un progetto di islamizzazione totalitaria della società e delle istituzioni, il quale spesso conduce alla lotta armata e al terrorismo. La Fratellanza non agisce soltanto attraverso strutture organizzate, ma sul piano ideologico. Infatti la sua influenza culturale e politica può favorire processi di radicalizzazione in chiave anti Occidente e anti Paesi arabi moderati. Dopo il massacro del 7 ottobre 2023 compiuto da Hamas e la guerra a Gaza, qualcosa è cambiato. Lo si è visto nelle piazze, nei media e negli atteggiamenti assunti da diversi esponenti di organizzazioni islamiche attive in Italia. Nell’alleanza tra sinistra radicale e islamismo politico, l’Italia è diventata uno dei Paesi europei con il movimento pro-Pal più rumoroso e mobilitato, coinvolgendo anche molti cittadini scesi in piazza in buona fede.

È iniziata una vera campagna. Come ha scritto il direttore Capezzone, il problema è che il nemico è già dentro casa. La Fratellanza rappresenta il motore ideologico di una parte significativa di queste mobilitazioni, sostenute anche da media potenti come Al Jazeera, finanziati da Qatar e Turchia. In questo contesto assume particolare interesse il documento pubblicato nei giorni scorsi dal Ministero per gli Affari della Diaspora e la Lotta all’Antisemitismo d’Israele, intitolato «Organizzazioni della Fratellanza musulmana in Italia», così come è un ottimo approfondimento lo studio del centro di ricerca emiratino Trends Group, il quale ha pubblicato di recente: «I Fratelli Musulmani in Italia: origini, espansione e influenza sociale». Secondo il report israeliano, il nucleo principale della rete sarebbe rappresentato dall’Ucoii, l’Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia, descritta come il principale punto di riferimento della Fratellanza nel nostro Paese. Attorno a essa gravitano numerose realtà associative, tra cui i Giovani Musulmani d’Italia (Gmi), il Bayan Institute, impegnato nella formazione religiosa e nella preparazione di imam e leader comunitari, e l’Alleanza Islamica d’Italia (Aii), attiva soprattutto sul piano politico e mediatico. Il rapporto individua inoltre nell’Associazione dei Palestinesi in Italia (API), presieduta da Mohammed Hannoun e già citata nell’inchiesta della Procura di Genova sui collegamenti con Hamas, una realtà distinta dalla Fratellanza ma caratterizzata, secondo gli autori, da sovrapposizioni operative. Lo studio emiratino conferma invece il ruolo centrale di Ucoii all’interno di una rete transnazionale collegata a strutture internazionali. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda i finanziamenti. Secondo il rapporto israeliano, Ucoii avrebbe ricevuto tra i 30 e i 50 milioni di euro provenienti dal Qatar attraverso Qatar Charity e la fondazione Nectar Trust, per la costruzione di moschee e centri islamici in Italia. Tali finanziamenti seppur legali e autorizzati hanno un alto valore ideologico. Il sistema di finanziamento dei movimenti vicini alla Fratellanza, descritto nel report, si baserebbe su una combinazione di donazioni locali, meccanismi fiscali come il 5 per mille e contributi provenienti dall’estero, in particolare da Qatar e Kuwait. 

I rapporti affrontano anche il tema dell’attivismo pro-Gaza e delle iniziative che hanno caratterizzato gli ultimi anni. Tra gli esempi citati figura la partecipazione di Yassine Lafram, presidente di UCOII fino al dicembre 2025, alla Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza nell’ottobre dello stesso anno. Secondo i due studi, diverse realtà riconducibili o vicine alla rete della Fratellanza avrebbero inoltre partecipato a manifestazioni, raccolte fondi e campagne di sostegno a Gaza e talvolta a Hamas. Le organizzazioni citate respingono le accuse di estremismo. Tuttavia, i due rapporti sostengono l’esistenza di una rete ideologica e organizzativa inserita nel contesto internazionale della Fratellanza Musulmana. Un tema che merita attenzione da parte della politica, soprattutto considerando che la Fratellanza è stata messa fuori legge in numerosi Paesi, molti dei quali a maggioranza musulmana e ora toccherebbe a noi farlo.

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