I falsi profughi da Gaza in Europa con identità nuova grazie ad Hamas
Mercoledì l'arresto di un terrorista diretto a Tor Vergata. Il rettore dell'università: "Aveva i titoli per accedere al master".I documenti anagrafici dei palestinesi «ripuliti» per chiedere la protezione internazionale e infiltrarsi
Documenti anagrafici trasferiti fuori dalla Striscia di Gaza e portati fino a Beirut, nel quartiere Dahieh. Lì un falsario li trasformerebbe in identità pulite, ricostruite con paternità e maternità riciclate e pronte per l’ingresso in Europa con identità ricostruite. Anche la storia personale verrebbe modificata, fino al curriculum di studi e competenze da presentare al confine europeo. È la pista su cui starebbe indagando l’intelligence israeliana, secondo fonti di alto livello de Il Tempo, per ricostruire un traffico che partirebbe da Gaza e avrebbe come terminale operativo il cuore dell’area controllata da Hezbollah nella capitale libanese.
Dopo l’arresto da parte delle forze israeliane di Mahmoud Talal al Najjar, accademico palestinese atteso all’Università di Roma Tor Vergata per una borsa di studio nell’ambito dell’operazione "corridoi universitari" del ministero degli Esteri italiano, l’intelligence israeliana ha puntato i fari sulle evacuazioni umanitarie da Gaza. Per Israele Al Najjar è «un miliziano della brigata nord di Hamas», accusato di aver preso parte al massacro del 7 ottobre 2023. «Nel caso dello studente arrestato, ci siamo occupati dei titoli per accedere al master a cui si era iscritto. Valutiamo se gli studenti hanno i titoli necessari - ha detto all’Ansa Nathan Levialdi Ghiron, rettore di Tor Vergata nel suo caso li aveva. Sul resto non sappiamo nulla. Abbiamo scritto alla Farnesina, siamo in attesa di comunicazioni, non abbiamo informazione aggiornate».
L’intelligence israeliana, però, da tempo sarebbe sulle tracce di una rotta con struttura semplice e per questo difficile da intercettare. I documenti anagrafici verrebbero occultati nei bagagli di chi può accedere e uscire dalla Striscia e fatti arrivare a Beirut tramite canali attivi in Cisgiordania. Da lì finirebbero nelle mani di chi è in grado di ricostruire le identità da riportare su passaporti falsificati capaci di superare controlli e verifiche, spendibili in Europa per presentare domande d’asilo come profughi di Gaza. Il cuore dell’indagine riguarderebbe anche chi usa quel canale e per quale scopo, con un’attenzione specifica ai collegamenti con Hamas e Hezbollah. Lo stesso circuito, attraverso il medesimo intermediario, servirebbe anche a veicolare associati delle due organizzazioni verso l’Occidente. Non più solo una pratica di falsificazione, quindi, ma una possibile infrastruttura di spostamento di soggetti operativi.
Dahieh, infatti, non è un recapito qualunque dentro Beirut, ma il quartiere che coincide con uno dei centri di gravità di Hezbollah. Il traffico, secondo le fonti, si muoverebbe dietro compenso e la vendita delle nuove identità sarebbe destinata a persone pronte a presentarsi come profughi palestinesi provenienti dalla Striscia. Il prezzo non riguarderebbe soltanto il documento, ma l’intera costruzione di una posizione: generalità, origine, compatibilità con il contesto di guerra, possibilità di superare verifiche iniziali e accedere ai canali europei dell’asilo. Il meccanismo avrebbe un valore doppio.
Da una parte, permetterebbe a falsi profughi di Gaza di ottenere documentazione utile a chiedere protezione internazionale. Dall’altra, offrirebbe a soggetti collegati a Hamas ed Hezbollah una via per muoversi verso Paesi occidentali con generalità costruite che non contengano legami con i gruppi terroristici. In questo passaggio la condizione del profugo diventerebbe copertura e la guerra uno schermo dentro cui far passare persone diverse da quelle dichiarate. Dall’inizio della guerra alcuni palestinesi sono riusciti a lasciare Gaza attraverso varie modalità, tra le quali i corridoi umanitari. Per questo l’intelligence si concentra anche sul ruolo degli intermediari puntando a ricostruire chi prelevai documenti nella Striscia, chi ne garantisce il passaggio verso Beirut, chili consegna a Dahieh e chi decide quali identità ricostruire.
In questo quadro l’indagine avrebbe assunto una dimensione internazionale perché il finanziamento dell’intera rete passerebbe da un Paese europeo attraverso una Ong. È in questa catena che comparirebbero figure riconducibili a Hamas ed Hezbollah. La guerra ha aumentato la pressione sui corridoi umanitari, sulle liste di evacuazione, sui ricongiungimenti, sulle borse di studio, sui percorsi sanitari e sulle richieste di protezione.
Ogni uscita da Gaza è diventata un passaggio sensibile e ogni identità deve essere verificata. Dentro questa pressione, si sarebbe inserito il traffico di 'storie anagrafiche' dirette a Beirut. Non tutti i passaggi, però, risultano ancora chiari. Secondo quanto filtra, l'intelligence punta a ricostruire la dimensione della rete, il numero delle identità già prodotte e gli eventuali arrivi in Europa. Il nodo più importante resta quello dei nomi: quali sono usciti da Gaza e attraverso il laboratorio di Dahieh si sono trasformati in altri.
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