La rivoluzione di Leone: come anticipato da Il Tempo cambia anche il prefetto della Comunicazione
In un articolo del 17 maggio scorso a firma Luigi Bisignani lo scoop sull'uscita di Ruffini. Al suo posto arriva la Alvarado. È la terza donna a ricoprire importanti ruoli in Vaticano
Leone XIV ha deciso: dal prossimo 1° novembre Paolo Ruffini non sarà più il prefetto del Dicastero per la Comunicazione. La sua sostituzione, una delle più rilevanti novità in seno alla Curia romana dall’inizio del pontificato leonino, è stata resa nota ieri (con inconsueto anticipo rispetto alle tempistiche vaticane) con apposito bollettino della sala stampa della Santa Sede. Al suo posto, proseguendo nel solco bergogliano della laicizzazione del governo centrale della Chiesa, il papa ha nominato la giornalista messicana Maria Montserrat Alvarado, fino ad oggi presidente del network cattolico americano conservatore Ewtn. Con Alvaredo salgono quindi a tre le donne chiamate a ricoprire importanti ruoli istituzionali in Vaticano dopo Suor Simona Brambilla, prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata, e Suor Raffaella Petrini, presidente del Governatorato, entrambe nominate da Bergoglio.
Finisce così, dopo otto anni segnati da incomprensioni, errori spesso marchiani, ingente sperpero di denaro (sotto la direzione Ruffini la comunicazione vaticana è arrivata a pesare sul bilancio della Sede Apostolica oltre quaranta milioni di euro all’anno n.d.r.) e persino asprissime critiche da parte di numerosi cardinali, l’epopea dell’ex direttore di Rai3 e di La7 fortemente voluto da Bergoglio nel luglio 2018. Per i lettori de Il Tempo questa importante decisione di Papa Leone non è certo una sorpresa: più volte nei mesi scorsi abbiamo reso note le criticità del Dicastero retto da Ruffini e non più tardi di un paio di settimane fa, in un gustosissimo retroscena di Luigi Bisignani, avevamo rivelato il suo imminente licenziamento.
Che il pontefice statunitense non ne potesse più dei disastri comunicativi causati dal vertice del Dicastero con sede in Piazza Pia lo si era capito anche da un dettaglio che solo questo quotidiano - sempre nel pezzo di Bisignani dello scorso 16 maggio - è stato in grado di rivelare: nel primo anno del suo pontificato Leone XIV ha rifiutato per ben quattro volte di ricevere Ruffini in udienza privata, limitandosi ad incontrarlo esclusivamente in occasioni istituzionali o nelle riunioni collettive dei capi dicastero della Curia romana che il nuovo papa ha finalmente deciso di reintrodurre e presiedere con una certa frequenza. D’altronde, Robert Francis Prevost e Paolo Ruffini si conoscono bene essendo stati per due anni «colleghi» in Curia, fino a quando i cardinali elettori non hanno chiamato il Prefetto del Dicastero per i Vescovi nominato da Francesco nel 2023 a succedergli sul Soglio di Pietro.
Leone conosce quindi dettagliatamente i problemi che la gestione Ruffini ha causato alla macchina comunicativa della Santa Sede e ha ascoltato, prendendo nota con attenzione, le lagnanze e gli appunti (soprattutto per quel che concerne le ingenti voci di spesa del Dicastero) che molti porporati hanno sollevato durante le Congregazioni generali precedenti l’ultimo Conclave. Non solo. Il pontefice, che da buon americano è molto attento alla comunicazione e spesso butta un occhio ai social network dal suo smartphone personale, è perfettamente al corrente dei numerosi sgarbi fatti da Paolo Ruffini nei confronti di vaticanisti, blogger e testate a lui poco «simpatici» per motivi squisitamente politici. Ad alcuni, soprattutto di tendenza conservatrice, ha pervicacemente negato l’accredito presso la sala stampa; ad altri, rei di lesa maestà per aver criticato Bergoglio, lo ha invece sospeso o revocato definitivamente. D’altronde Ruffini è un Democratico, si sa. Un paio di mesi fa, i nostri lettori certamente lo ricorderanno, ne abbiamo avuto la dimostrazione anche noi qui a Il Tempo. Avevamo iniziato a pubblicare, con cadenza settimanale, alcuni testi estratti da omelie, discorsi e lezioni di Benedetto XVI che a nostro avviso, riletti a tanti anni di distanza, sono di un’attualità disarmante, e avevamo offerto alla Libreria Editrice Vaticana – la cui direzione editoriale è sotto la potestà del Prefetto del Dicastero per la Comunicazione – di citare i volumi da cui li abbiamo e li avremmo estrapolati volta per volta. Per tutta risposta, invece di ringraziarci, Paolo Ruffini ci ha inviato una diffida affinché sospendessimo le pubblicazioni.
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