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Cei, Livatino, il giudice ragazzino sarà il patrono dei magistrati

Foto:  Ansa 

Angela Bruni
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Rosario Livatino verso il riconoscimento come patrono dei magistrati. L'82esima Assemblea generale della Cei ha espresso all'unanimità parere favorevole alla proposta di elevare il "giudice martire" a patrono della magistratura italiana, riconoscendone "l'esemplarità e l'attualità del messaggio". La richiesta, approvata dai vescovi riuniti in Vaticano, sarà ora trasmessa al competente dicastero della Santa Sede per la conferma definitiva.  Livatino, il giudice-ragazzino come veniva chiamato per via della giovane età, venne ucciso dalla Stidda, la mafia agrigentina,il 21 settembre 1990 e beatificato nel 2021. Sul luogo del delitto giunsero per le indagini anche i procuratori Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. A sottolineare il livello delle inchieste di cui si stava occupando Livatino. Che viaggiava, però, senza scorta e utilizzava per andare al lavoro una vecchia Ford Fiesta. Pochi giorni dopo l'omicidio, i colleghi più fidati di Livatino, Roberto Saieva e Fabio Salamone, denunciarono lo stato di abbandono in cui versavano i magistrati impegnati in prima linea nelle indagini antimafia.

Livatino, fervente cristiano e impegnato nell'Azione Cattolica, è stato indicato dalla Conferenza episcopale italiana, come figura capace di "unire fede, giustizia e servizio allo Stato". Nel comunicato dell'Assemblea è stato richiamato anche l'intervento di Papa Leone XIV, che ha definito il magistrato agrigentino esempio di una legalità vissuta "non come insieme di norme, ma come stile di vita e possibile cammino di santità'". Per i vescovi italiani, la figura di Livatino rappresenta oggi un riferimento particolarmente significativo nel rapporto tra etica pubblica, responsabilità istituzionale e testimonianza cristiana. La scelta testimonia la volontà di impegnarsi nel contrasto alle mafie e alla corruzione.

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