Garlasco, la mamma di Sempio: "Non so se Stasi è colpevole, ma mio figlio non ha ucciso Chiara"
“Mio figlio è innocente, non ha ucciso Chiara Poggi”. Lo ha detto Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, in un’intervista esclusiva a Quarto Grado, il programma di approfondimento sui casi giudiziari e di cronaca nera condotto dai giornalisti Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero. Durante il suo intervento, la donna ha ribadito l’innocenza del figlio, indagato dalla Procura di Pavia con l’accusa di aver ucciso, il 13 agosto del 2007, la 26enne di Garlasco. “Andrea non è la persona che viene descritta in questi capi d’accusa - ha osservato - Quel giorno è uscito di casa alle 9.50 è rientrato a casa prima di mezzogiorno con gli stessi vestiti che aveva, completamente pulito e di sicuro non era uno che era appena andato a commettere un omicidio”. Riguardo allo “scontrino-alibi” - quello che Andrea consegnò ai carabinieri nel 2008 per dimostrare di essere stato a Vigevano la mattina dell’omicidio - Ferrari ha chiarito che “non c’è nessun segreto”. “Se avessimo voluto creare un alibi per Andrea, perché dire che era andato a Vigevano? - ha continuato - Nessuno lo ha visto uscire in macchina quella mattina, ed è uscito in macchina, quando io gli ho dato le chiavi”. Infine, rispondendo a una domanda della giornalista Martina Maltagliati su Alberto Stasi, condannato in via definitiva per il delitto a 16 anni di carcere, la donna ha dichiarato: “Da come vedo le cose adesso, non posso dire adesso sicuramente Stasi è colpevole. Io mi auguro che adesso si arrivi finalmente a una verità definitiva”.
Il papà di Sempio
Giuseppe Sempio, papà di Andrea, ha parlato invece di “una vigliaccata”. “Mio figlio è innocente, non ha ucciso Chiara Poggi - ha affermato - Questa cosa così, per tanti anni, diventa una cosa persecutiva, cerca di sgretolarti perché è lunga… sempre la stessa per quei motivi li”. L’uomo è indagato dalla Procura di Brescia con l’ipotesi di aver corrotto, nel 2017, l’allora procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti per ottenere l’archiviazione dell'indagine a carico del figlio. “Sono concentrato su mio figlio - ha puntualizzato - La cosa mia neanche la sto pensando”. E infine, tornando alla mattina del delitto, Giuseppe Sempio ha chiarito: “Mio figlio stava con me. Guardarlo negli occhi per chiedergli se c'entra qualcosa con l'omicidio? Non c'è bisogno di guardarlo negli occhi: stava a casa sua con me. Poi ha fatto il tragitto a Vigevano e poi siamo tornati noi e abbiamo fatto questa strada qua, che ci sono le foto e tutto il resto…”.
Il ministro Nordio
“Io come ministro della Giustizia e anche come ex magistrato non mi permetterei di dare giudizi su quello che sta facendo il giudice o su quello che è stato fatto dai giudici”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervistato dal direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci durante il Festival dell’Economia di Trento, è intervenuto sul caso Garlasco, precisando di essersi “sempre limitato a fare delle dichiarazioni di principio”. Nordio ha quindi ribadito la sua posizione sul tema delle assoluzioni ribaltate in condanna: “In questo caso Garlasco o non Garlasco ho sempre pensato che fosse irrazionale condannare una persona che è stata assolta per ben due volte senza rifare ex novo il processo”. Al centro del ragionamento del ministro c’è il principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio. “Perché se tu puoi condannare solo quando le prove sono al di là di ogni ragionevole dubbio significa che i due giudici che hanno assolto prima quella determinata persona erano irragionevoli visto che poi quella persona è stata condannata”, ha concluso.
Per quanto concerne l’inchiesta, potrebbero esserci alcune importanti novità già nei prossimi giorni. Dopo la chiusura delle nuove indagini della Procura di Pavia, la difesa di Andrea Sempio ha disposto una serie di controconsulenze tecniche per contestare gli elementi su cui si basa l’accusa. Secondo quanto emerso da indiscrezioni giornalistiche, si tratterebbe di cinque relazioni volte a confutare le conclusioni investigative relative a Dna, impronte, ricostruzione della scena del crimine e profilo personologico. Una volta depositate, le controanalisi saranno esaminate dalla Procura, che dovrà valutarne il contenuto e decidere su un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
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