Salim aveva un "arsenale" digitale. Tutto ciò che un lupo solitario 2.0 usa per preparare gli attentati
Sequestrati telefonini, tablet, playstation e password per le criptovalute Spetterà agli inquirenti di Modena stabilire a cosa gli serviva quel materiale
Mentre Salim El Koudri rimane in carcere dopo l’udienza di convalida del fermo, partono le analisi sui dispositivi elettronici sequestrati e sul materiale trovato nella sua abitazione. Oltre a cinque telefoni, quattro computer, due hard disk, chiavette usb, un tablet e una playstation, gli investigatori hanno acquisito anche fogli manoscritti, agende, block notes e un biglietto con password per le criptovalute. Proprio quest’ultimo elemento sembra aver attirato l’attenzione di chi indaga. Da tempo, infatti, le intelligence occidentali monitorano le forme di finanziamento del terrorismo che comprendono anche la moneta virtuale.
Negli ultimi anni Hamas, Isis e Hezbollah sono comparsi nelle indagini sul finanziamento digitale del terrorismo attraverso bitcoin, ethereum, dogecoin, wallet di raccolta, exchange locali e broker informali. Nel 2021 Israele sequestrò circa 70 portafogli elettronici legati ad Hamas, alcuni riconducibili alle Brigate Izz al-Din al-Qassam, dopo campagne di donazioni diffuse su Twitter e Telegram. Secondo indagini negli Stati Uniti, in due anni Hamas avrebbe raccolto circa 41 milioni di dollari in criptovalute, mentre alla Jihad islamica palestinese ne sono stati attribuiti circa 91 milioni. Le autorità americane hanno colpito anche la Buy Cash Money and Money Transfer Company di Gaza, indicata come canale di cambio e trasferimento in valuta virtuale. Il meccanismo passa spesso da microversamenti: piccole somme inviate a wallet pubblicati online, poi accorpate, spostate su altri indirizzi e convertite in denaro per propaganda, logistica, stipendi e acquisto di materiali.
Le raccolte vengono spesso rilanciate attraverso canali Telegram, forum e social con QR code, indirizzi crittografici e istruzioni per aggirare i controlli bancari tradizionali. In diversi casi le indagini hanno ricostruito il passaggio del denaro attraverso piattaforme di scambio, conti intestati a prestanome e sistemi di conversione rapida in contanti per rendere più difficile identificare destinatari finali e provenienza dei fondi.ù
La Procura, al momento, non ha contestato a Salim El Koudri l'aggravante terroristica o di odio razziale e nemmeno la premeditazione e sulla natura di questa password saranno effettuati accertamenti. Come su altri dispositivi trovati per capire cosa contengono. Oltre a documenti e file salvati, l’attenzione sarebbe rivolta anche alle chat di giochi online e a quelle della playstation. Le verifiche sulle chat dei giochi online non sono un passaggio secondario. Da anni le polizie europee e americane guardano a console, piattaforme multiplayer e server collegati ai videogiochi come spazi di contatto, propaganda e possibile reclutamento.
Non è il gioco in sé a interessare gli investigatori, ma ciò che può passare attorno al gioco: conversazioni private, gruppi chiusi, account anonimi, nickname multipli, chat vocali, scambi di link e trasferimenti rapidi da una piattaforma all’altra. PlayStation Network, Discord, Roblox, Minecraft, Steam e Twitch sono finiti più volte nel perimetro dell’attenzione investigativa perché funzionano come ambienti sociali paralleli. Consentono di entrare in contatto con utenti giovani, isolati o vulnerabili, costruire fiducia, condividere materiale ideologico, normalizzare linguaggi violenti e poi spostare la conversazione su canali più riservati.
Il meccanismo non passa quasi mai da ordini operativi scritti in chiaro. Procede per avvicinamento progressivo: prima la chat pubblica o semi-pubblica, poi il gruppo ristretto, quindi l’invito su server privati, app cifrate o comunità meno controllate. Il fenomeno non riguarda solo il jihadismo. Negli ultimi anni l’attenzione si è estesa anche a reti neonaziste, gruppi suprematisti, ambienti accelerazionisti e comunità estremiste che usano meme, video, simboli, linguaggio da gaming e riferimenti violenti per agganciare nuovi contatti. In questo schema il videogioco diventa un punto d’ingresso, non necessariamente il luogo finale della radicalizzazione. Per questo l’analisi della PlayStation, dei profili collegati e delle chat di gioco può servire a ricostruire identità digitali, contatti ricorrenti, messaggi cancellati, gruppi frequentati, file condivisi e possibili collegamenti con circuiti estremisti.
Dai blog
Ultimo annuncia il nuovo album: così lancia il concerto dei record
Colpaccio De Martino, reunion Maneskin sul palco di Sanremo
Gabry Ponte: "San Siro Dance sarà una festa per tutti"