Quella radicalizzazione online più pericolosa del terrorismo
Fenomeni come il doomscrolling e l'esposizione compulsiva ai social cambiano lo scenario globale
Mentre commentatori e, inevitabilmente, la politica si accapigliano furiosamente sulla drammatica vicenda di Modena, alcuni dettagli, emersi in queste ultime ore, meritano attenzione. Le forze dell’ordine hanno sequestrato nell’abitazione di Salim El Koudry un imponente quantitativo di device tecnologici: smartphone, personal computer, tablet, appunti con password di criptovalute e una serie di scritti in arabo del giovane. Quegli strumenti forniranno pattern da seguire con cura, ma già da ora, in combinato con il quadro di salute psichica che sembra emergere e considerando i comportamenti del giovane per come riportati da testimoni e conoscenti, è possibile fare una considerazione di ordine generale su un fenomeno inquietante.
Si legge in un articolo a firma di Valentina Reggiani, apparso su Il Resto del Carlino, ‘il suo mondo era dentro quei dispositivi informatici sottoposti a sequestro dalla Polizia di Stato’. El Koudry è descritto come un ragazzo isolato, afflitto da problemi di ordine psichico il cui trattamento aveva interrotto dal 2024. Dettagli emergono, a proposito delle sue scarse interazioni con altri esseri umani, dai racconti di altri abitanti di Ravarino, il paese dove vive con i genitori: a torso nudo e con frasi sconnesse entrava in una tabaccheria, infastidiva, e poi scompariva, inghiottito dal suo mondo alternativo e digitalizzato. Viviamo un’epoca che fa sempre più fatica a inquadrare i motivi causali degli scoppi di violenza e dei delitti.
Un tempo, per evidenziare la drammatica difficoltà di comprendere certi tipi di delitti, si parlava di ‘delitti senza movente’. La scienza criminologica e le tecniche investigative si sono spesso dovute adeguare, ridefinendo e cesellando i propri paradigmi per stare al passo coi tempi, come nel caso, ad esempio, dei serial killer. Delitti senza un movente, sembravano i loro, e invece dei moventi li avevano, solo che fu necessario attendere l’arrivo di investigatori e criminologi come Robert Ressler o John Douglas per elaborare nuove forme di investigazione e di analisi del crimine e dare un nome a ciò che spingeva verso il male certi individui.
Il contenuto dei mezzi informatici e dei device rivelerà quali frequentazioni intrattenesse online El Koudry, cosa scrivesse, di cosa si nutrisse, ma il suo annullamento tra le pieghe del digitale è già una strada, un orizzonte. Nel mondo angloamericano li definiscono ‘cronically online’ o, con immagine ancora più potente, ‘terminally online’. Come il malato terminale, anche il connesso terminale cessa di avere una vita reale, di carne e di sangue, e diventa una estensione della connessione informatica. Non vive socialità, ma parasocialità, si lega emotivamente e unilateralmente a figure idealizzate, estremizza i propri disturbi, ad esempio quelli depressivi, accentua i carichi di stress, la paranoia, la conflittualità. Ingurgita linguaggi spesso distruttivi, immagini e video che conducono a una completa alterazione del senso del reale.
La percezione del mondo si virtualizza, trasformando ogni soggetto in ingranaggio di una sorta di videogioco. In un quadro già psichicamente compromesso, l’esposizione cronica al digitale può diventare distruttiva. La mente, e non necessariamente solo quella più fragile, non riesce a processare oceani informativi riversati continuamente dentro di essa. Studi di università come Harvard hanno evidenziato i pericoli derivanti da fenomeni come il doomscrolling e dall’esposizione compulsiva ai social, mentre ancora più di recente Nature, in uno studio condotto sugli studenti di college e pubblicato nel gennaio 2026, ha rilevato l’impatto mentale determinato da una costante presenza online, in particolare sui social media. Non si tratta della radicalizzazione in senso classico riferita al terrorismo, la quale spesso deriva comunque da frequentazioni online, ma di un altro genere di radicalizzazione, più intima e proprio per questo parimenti pericolosa.
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