Modena, Sara Kelany (FdI): "Chi esclude il radicalismo lo fa per ideologia"
«La minimizzazione dell'attacco avvenuto a Modena messa in opera dalle sinistre è irresponsabile e pericolosa. Perché mette in pericolo la sicurezza dei cittadini in nome di un preconcetto ideologico e di un tornaconto politico. E il passaporto non c'entra: la cittadinanza va meritata». Sara Kelany, deputata di Fratelli d'Italia, mette in guardia da tutto quel mondo politico-culturale che in questi giorni ha già cercato di derubricare la tentata strage di sabato a Modena a episodio isolato e slegato da qualunque matrice che non sia quella del gesto isolato di un folle.
Onorevole Kelany, gli inquirenti sono ancora al lavoro, eppure già si preme per escludere molte piste, compresa quella del terrorismo.
«Mentre c'è chi sta attendendo di comprendere quali siano state le leve intime che hanno mosso questo gesto esecrabile - e parlo del governo e di Fratelli d'Italia - altri, ossia le sinistre, si sono subito mossi per la minimizzazione. È un ritornello che utilizza spesso rispetto a queste tematiche; ma la minimizzazione è pericolosissima, specie per la sicurezza dei cittadini».
Uno degli argomenti più usati è che Salim El Koudi aveva problemi psichiatrici.
«È una lettura riduttiva. Sappiamo che è un italiano di seconda generazione, che ha scritto contenuti d'odio contro i cristiani e che soffre di compromissioni psichiatriche. Ma questo non basta certo ad escludere che si tratti di un atto emulativo, soprattutto alla luce della modalità con cui è stato sferrato l'attacco e dei precedenti molto simili che hanno insanguinato l'Europa negli scorsi anni. Il problema vero è che la sinistra ha escluso tutto questo sin da subito per un preconcetto ideologico».
Si potrebbe trattare dunque di un lupo solitario che ha agitato da solo ma ispirato da qualcosa oa qualcuno?
«Guardi, la modalità del lupo solitario è proprio questa: è estraneo ad un contesto organizzato di terrorismo e quindi può trarre le proprie convinzioni criminali come un soggetto indipendente, magari ispirato dal radicalismo islamico o da altro».
Si può parlare di atto terroristico?
«Il terrorismo ha delle dinamiche differenti dall'atto isolato e criminale, che partono dall'inserimento all'interno di determinati circuiti e arrivano alla ricerca, condivisione e diffusione di determinati contenuti, online ma non solo. Un po' come accadeva con lo spontaneismo armato degli anni di piombo: il singolo che colpisce in nome di qualcosa, pur non essendone direttamente parte. Quindi io non utilizzerei il termine "terrorismo" in senso tecnico, ma di certo in questa fase io non lo posso escludere. Al contrario di ciò che sta facendo la sinistra, che invece lo fa aprioristicamente per il semplice fatto che il soggetto sia cittadino italiano».
Sappiamo però che Salim ha un doppio passaporto, italiano e marocchino. Secondo lei quanto ha inciso tale circostanza?
«Credo che quello del doppio passaporto non sia il tema centrale in questo caso. Il tema è, e resta, quello della integrazione all'interno del contesto sociale, ordinamentale, valoriale. Ciò che abbiamo sempre sostenuto è che è che la cittadinanza è un percorso di acquisizione dei valori costituzionali della Repubblica italiana. Va meritata, voluta e desiderata. Non basta un pezzo di carta. Anche io sono un'italiana di seconda generazione, so di cosa parlo».
Insomma, ora il buon senso suggerirebbe di sospendere il giudizio.
«Il centrodestra, che tiene alla sicurezza dei cittadini, vaglia tutte le ipotesi.
Proprio perché ci sono una serie di prove che qualcun altro invece vuole consapevolmente ignorare. C'è un grossissimo problema di separatismo religioso islamico, che la sinistra italiana ha contribuito a creare e che oggi vuole insabbiare. Ecco perché abbiamo presentato una proposta di legge contro questo tipo di separatismo: in Italia si devono rispettare le nostre leggi».
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