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Modena, la rabbia nelle email di El Koudri all'università: "Fatemi lavorare cristiani di m..."

Foto:  Ansa 

Francesca Musacchio
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Le quattro mail inviate all’Università di Modena nel 2021 sono entrate nell’inchiesta su Salim El Koudri, il 31enne fermato dopo avere travolto con l’auto i pedoni in centro a Modena. «Dovete farmi lavorare come impiegato non magazziniere capito e qua a Modena», scriveva in una delle email spedite il 27 aprile di cinque anni fa. Poi un’altra richiesta: «Fatemi lavorare». Nella terza mail l’insulto: «Bastardi cristiani di merda voi e il vostro gesù cristo in croce lo brucio». Infine le scuse: «Mi dispiace per la maleducazione». I messaggi, inviati in poco più di un’ora, sono ora all’attenzione della Procura e degli investigatori che stanno ricostruendo il profilo dell’uomo accusato di strage. Il quadro che emerge resta frammentato. Da una parte l’azione di sabato, dall’altra il profilo personale e sanitario ricostruito nelle ultime ore. «Non hanno trovato al momento nessun video, nulla che possa far pensare a emulazione di un gesto terroristico. Né ad una motivazione politica - ha spiegato il legale Fausto Gianelli - El Koudri non è un credente, né islamista, né islamico. Non ha contatti con nessuna rete». La Procura di Bologna, attraverso il gruppo terrorismo della Dda, resta in contatto con i magistrati modenesi e con la Digos, ma al momento non ci sarebbero elementi che possano far ricondurre i fatti di sangue ad una matrice terroristica.

Il fascicolo continua a essere seguito dalla Procura di Modena, mentre è partita la consulenza sul materiale informatico trovato a casa del 31enne. Gli investigatori, a quanto si apprende, hanno sequestrato 5 telefoni, 4 computer, due hard disk, almeno due chiavette usb, un tablet, una playstation e altri accessori. Nell'abitazione sarebbero stati rinvenuti anche oltre un centinaio di fogli manoscritti, due agende, block notes e un biglietto con password per le criptovalute. Le mail del 2021 restano uno degli elementi che gli investigatori stanno cercando di collocare dentro una sequenza più ampia. Secondo il difensore, El Koudri «non si ricorda nemmeno di avere mai inviato» quei messaggi. «Questo non significa affatto che non le abbia spedite - precisa il legale - semplicemente che è in un tale stato di confusione mentale e mancanza di lucidità che non riesce a ricostruire nulla». Lo stesso Gianelli ha spiegato di avere letto le email al suo assistito. «Non ha detto di non averle spedite, non si ricordava minimamente di questo episodio».

Nel colloquio in carcere il 31enne avrebbe fornito ricordi confusi anche della giornata di sabato. «Sono uscito perché quel giorno morivo. Non volevo fare del male a nessuno - avrebbe detto - Ho preso un coltello da cucina, sono uscito di casa e sapevo che quel giorno morivo». Poi il racconto della guida: «Andavo più forte che potevo». Quando il legale gli ha ricordato le condizioni dei feriti, tra cui la donna che ha perso entrambe le gambe, avrebbe risposto: «Che cosa tremenda». Secondo il difensore, El Koudri «sembra ricordare cose che ha fatto un altro». L’uomo avrebbe detto di sentirsi perseguitato già dal 2022: il malocchio e «il diavolo addosso». Nello stesso periodo si rivolse al centro di salute mentale e iniziò una terapia farmacologica interrotta però volontariamente nel 2024. Circostanza confermata dal legale: «Diceva che stava bene, che era tranquillo e che non ne aveva più bisogno». L’interrogatorio di convalida è previsto per oggi. Intanto El Koudri dal carcere avrebbe chiesto sigarette, libri e una Bibbia. «Ho bisogno di qualcuno che mi capisca», avrebbe detto al suo avvocato. Ma non sarebbe un cattolico praticante. E neanche un credente. Nel frattempo resta il dramma dei feriti. La turista tedesca di 69 anni, travolta per ultima, è stata estubata ed è cosciente dopo l’amputazione di entrambe le gambe. Le condizioni restano «durissime, ma non è in pericolo di vita. Cinque feriti sono ancora ricoverati, quattro in prognosi riservata. Due donne, una polacca di 53 anni e una italiana di 55, lottano tra la vita e la morte.

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