Nicole Minetti, la procuratrice generale: "Diligenti, magari non perspicaci"
"Siamo stati diligenti, magari non perspicaci, ma abbiamo fatto tutti gli accertamenti che normalmente ci vengono delegati. Abbiamo agito sulla base di una delega classica del ministero della Giustizia che viene attivata in casi simili". Lo sostiene la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni che ha curato, insieme al sostituto procuratore pg Gaetano Brusa, il parere positivo della Procura generale per la grazia a Nicole Minetti condannata per il caso Ruby e per il processo sui rimborsi regionali. "Se gli accertamenti che ci sono stati delegati fossero stati incompleti il Ministero avrebbe potuto chiedere un supplemento di istruttoria, ma così non è stato e il ministero ha ritenuto gli accertamenti idonei, sufficienti, per formulare il proprio parere" precisa Brusa. Dopo questo supplemento di indagini, tramite l'Interpol, la Procura generale di Milano dovrà pronunciarsi nuovamente: "Siamo sempre tenuti a un parere che potremmo modificare" sottolinea la procuratrice generale. Nei confronti di Nicole Minetti la grazia concessa è 'condizionata' alla non commissione di reati per un periodo di cinque anni, una sorta di 'pena sospesa' che verrebbe revocata in caso di situazioni illecite".
Intanto si svolto un incontro di circa un'ora a Palazzo Chigi tra il ministro Carlo Nordio e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. A quanto si apprende, l'incontro era stato concordato da tempo per un confronto su alcuni provvedimenti in materia di giustizia. E proprio sulle prossime misure in tema giustizia si terrà domani un incontro in Via Arenula tra Nordio e la delegazione dell'Anm guidata dal nuovo presidente Giuseppe Tango.
In seguito la difesa di Minetti, gli avvocati Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra, ha diffuso un comunicato sul caso della grazia concessa per motivi umanitari: "L'intero percorso adottivo si è svolto nel pieno rispetto della legge, seguendo la procedura ordinaria, dalla fase di pre-adozione fino all'affidamento definitivo, come documentalmente dimostrato".E ancora: "Smentisco categoricamente di aver mai intrapreso contenziosi con i genitori biologici di mio figlio, che non ho mai conosciuto" evidenzia l'ex consigliera regionale lombarda, secondo la quale le ricostruzioni diffuse da alcuni organi di stampa "risultano infondate e lesive, oltre che in contrasto con le norme e gli stessi principi deontologici a tutela dei minori". E nella nota, la stessa Minetti non risparmia dettagli sulla "grave patologia" del minore per cui "io e la mia famiglia ci siamo rivolti a strutture sanitarie di eccellenza, al fine di garantire le migliori cure possibili" individuandola in una di Boston, "dove mio figlio è stato sottoposto a un intervento chirurgico molto delicato e complesso". Inoltre, "È particolarmente grave - rimarca - che siano state attribuite alla mia persona circostanze e dichiarazioni mai rese, costringendomi a difendermi da fatti del tutto inesistenti. Preciso, con assoluta chiarezza, di non essere mai stata indagata né di aver mai ricevuto comunicazioni di indagini a mio carico, né in Uruguay né in Spagna". L'auspicio è che tutte le autorità competenti valutino quanto accaduto "affinché venga fatta piena luce sulle falsità divulgate e venga ristabilita la verità dei fatti". In tal senso Minetti si riserva di adire alle vie legali contro "chiunque abbia contribuito alla diffusione di notizie false e lesive, al fine di ottenere ogni tutela e ristoro dei danni subiti".
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