Bimbi nel bosco, il Tribunale: «Nessun abuso dalla madre, soffrono per il distacco»
È nelle mani del Tribunale per i minorenni dell’Aquila la relazione tecnica sui tre bambini Trevallion/Birmingham, ribattezzati dalla cronaca “i bimbi del bosco” di Palmoli, nel Chietino. Il documento, depositato il 3 aprile, è firmato dallo psichiatra Tonino Cantelmi e dalla psicologa Martina Aiello e rappresenta il primo quadro organico sullo stato psicologico dei minori dopo l’allontanamento dalla madre disposto il 6 marzo.
Secondo quanto emerge dagli accertamenti, i bambini presentano segnali chiari di sofferenza emotiva, che non vengono letti come episodi isolati, ma come la prosecuzione di una vera e propria reazione traumatica innescata dalla separazione. Gli esperti spiegano che il disagio non si manifesta sempre attraverso esplosioni di pianto o comportamenti immediatamente riconoscibili: spesso affiora in forme più sottili, attraverso atteggiamenti, silenzi, modalità relazionali e giochi simbolici che richiedono uno sguardo specializzato per essere correttamente interpretati.
Un passaggio centrale della relazione riguarda le videochiamate tra i bambini e la madre, oggi uno dei pochissimi canali attraverso cui il legame familiare viene mantenuto. Su questo punto il parere è particolarmente articolato: se da un lato le chiamate sono considerate essenziali per non recidere il rapporto affettivo, dall’altro i tecnici rilevano che questi momenti possono “riattivare stati emotivi complessi”, generando nei minori un alternarsi di speranza, ansia, nostalgia e frustrazione. In altre parole, il contatto a distanza rischia di riaprire la ferita del distacco senza offrire ai bambini un contenimento sufficiente.
Per questa ragione Cantelmi e Aiello suggeriscono di ripensare radicalmente l’organizzazione degli incontri tra madre e figli. La raccomandazione è quella di collocarli in un contesto più protetto e strutturato, con la presenza di figure competenti in grado di accompagnare emotivamente i minori e di modulare tempi, frequenze e modalità di comunicazione. L’obiettivo dichiarato non è limitare o interrompere il legame con la madre, ma, al contrario, tutelarlo, evitando che le forme attuali di contatto diventino, paradossalmente, motivo di ulteriore destabilizzazione.
Nella relazione si insiste sulla necessità di restituire agli incontri una “cornice rispettosa dei bisogni evolutivi, affettivi ed emotivi” dei bambini: le visite – siano esse in presenza o da remoto – dovrebbero diventare strumenti di protezione, di rassicurazione e di progressiva riorganizzazione dei rapporti familiari, e non occasioni in cui si riaccendono il dolore del distacco e i vissuti traumatici già sedimentati.
Sul piano delle responsabilità genitoriali, la relazione introduce un elemento che potrebbe avere un peso rilevante nelle valutazioni del collegio giudicante. I due specialisti sottolineano infatti che, alla luce degli atti e degli approfondimenti svolti, non emergono condotte pregiudizievoli attribuibili alla madre: non risultano episodi di abuso, né maltrattamenti. Questo dato viene affiancato alla “documentata persistenza” degli effetti traumatici della separazione sui minori e alle difficoltà osservate durante gli incontri, sia faccia a faccia sia attraverso lo schermo di un telefono o di un computer.
La conclusione cui giungono Cantelmi e Aiello è netta: considerato l’impatto psicologico dell’allontanamento e in assenza di comportamenti gravemente lesivi da parte della madre, il “tempestivo ripristino del nucleo familiare” viene indicato come misura prioritaria, urgente e non rinviabile per la tutela della salute mentale e dello sviluppo emotivo dei tre bambini. Si tratta, nelle parole degli esperti, della soluzione più coerente con il “superiore interesse del minore”, principio cardine della giustizia minorile.
Ora spetta al Tribunale per i minorenni dell’Aquila esaminare nel dettaglio la relazione e decidere se rivedere le attuali misure di protezione. Sul tavolo ci sono diverse opzioni: dalla rimodulazione delle modalità di visita e di contatto alla possibile ricomposizione, totale o graduale, del nucleo familiare. La decisione, attesa nelle prossime settimane, dovrà tenere insieme i profili giuridici e quelli clinici, in un caso che, fin dall’inizio, ha acceso il dibattito pubblico sulle modalità di intervento delle istituzioni nei confronti delle cosiddette “famiglie alternative” e sui limiti dell’allontanamento dei minori come strumento di tutela.
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