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Pietracatella, "assunzione veloce di ricina". Si infittisce il mistero sull'avvelenamento di madre e figlia

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Foto: Ansa

Rosa Scognamiglio
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Si rafforza l’ipotesi dell’avvelenamento relativa alla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Ielsi, 50 anni, decedute rispettivamente il 27 e 28 dicembre scorso all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo una presunta intossicazione alimentare. Sulla scorta di quanto emerso dagli accertamenti tossicologici effettuati al Centro antiveleni Maugeri di Pavia, nel sangue delle due donne sarebbero state individuate alcune tracce di ricina, una sostanza tossica e altamente letale estratta dai semi della pianta di ricino, circostanza che indotto la procura di Larino ha aprire un fascicolo per duplice omicidio premeditato. Secondo quanto apprende il Corriere della Sera da fonti investigative, i consulenti della squadra Mobile avrebbero escluso il “rilascio lento” della sostanza. Ciò significa che la quantità di veleno somministrata alle vittime sarebbe stata tale da ucciderle rapidamente, ovvero “tramite un’assunzione veloce”. 

 

 

L’attenzione degli inquirenti si sta concentrando su tre pasti i pasti in particolare: la cena dell’antivigilia di Natale, che le due donne avrebbero consumato nella casa di famiglia a Pietracatella (Campobasso), il pranzo (dal nonno paterno) e la cena (dalla nonna materna) del giorno successivo, il 24 dicembre. Gli investigatori stanno cercando di capire chi avesse cucinato e cosa, ma soprattutto quale pietanza potesse contenere la ricina, che peraltro è difficile da reperire e veniva usata in passato dai servizi segreti dell’Est Europa per uccidere i dissidenti. Per questo motivo sono stati sequestrati vari cibi e bevande nell’abitazione coniugale, tra cui alcuni prodotti alimentari regalati in occasione delle festività natalizie a Gianni di Vita, padre di Sara e marito Antonella. L’uomo, noto commercialista ed ex sindaco della piccola cittadina molisana, aveva cenato con le due donne il 23 dicembre ed era stato poi ricoverato all’ospedale Spallanzani di Roma a seguito di un malore. Mentre la primogenita, Alice, 19 anni, quella sera si trovava in pizzeria con gli amici e non ha riportato alcun sintomo riconducibile al presunto avvelenamento.

 

 

 

Come riporta l’Ansa, quest’oggi padre e figlia sono stati sentiti in Questura come persone informate sui fatti. Entrambi sono stati fatti entrare da un’entrata secondaria per evitare le telecamere e i giornalisti che sostano davanti all’ingresso principale. L’avvocato Arturo Messere, che assiste Gianni Di Vita, non ha voluto rilasciare dichiarazioni: “Lo farò solo dopo essermi fatto un’idea, leggendo le carte che per ora non sono disponibili”, ha assicurato. Nei giorni scorsi sono stati sentiti anche altri familiari e conoscenti delle vittime. Per ora il fascicolo per duplice omicidio premeditato è a carico ignoti. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, mantiene stretto riserbo sull’andamento delle indagini in attesa di eventuali riscontri investigativi. L’inchiesta ruota attorno a una serie di quesiti, uno su tutti: chi potrebbe aver avvelenato Sara e Antonella?

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