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Banche occulte spostano miliardi dall'Italia alla Cina

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Francesca Totolo
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Dal 2021 al settembre del 2025, gli stranieri hanno fatto sparire dall’Italia quasi 40 miliardi di euro di ricchezza attraverso le rimesse verso i Paesi d’origine. Nel 2025, basandosi sulle stime del quarto trimestre, verranno sfiorati i 9 miliardi. Nel 2024, il Bangladesh era la prima destinazione delle rimesse inviate dall’Italia con quasi 1,4 miliardi di euro. A seguire, il Pakistan con 600 milioni, il Marocco con 575 milioni, le Filippine con 570 milioni), la Georgia con più do 500 milioni e poi India, Romania, Perù, Sri Lanka, Senegal e Nigeria. Sono invece scomparse completamente dai radar dei circuiti legali le rimesse dei cinesi verso il Paese di origine. Nel 2016, sfioravano i 240 milioni di euro, per poi ridursi sempre di più fino ai 4 milioni scarsi del 2024. Addirittura, nel 2013, quasi un quinto delle rimesse inviate dall’Italia era diretto in Cina. Una riduzione così repentina non può essere un fatto fisiologico, ma indica che quei flussi sono passati ad altri canali non tracciabili, quindi illegali. Ciò ha fatto scattare l'allarme della Guardia di finanza, delle autorità antiriciclaggio e dell’Europol che, per questo motivo, hanno già condotto diverse indagini.

All’inizio di febbraio, un’analisi condotta dalla finanziaria di Colleferro ha permesso di rintracciare due società utilizzate per movimentare ingenti somme di denaro destinate al Paese asiatico: erano in pratica scatole vuote attraverso la quali transitavano fiumi di denaro. La Guardia di finanza ha documentato che almeno 30 milioni erano finiti nei circuiti finanziari cinesi. La tecnica era quella del trade-based money laundering, cioè il riciclaggio di proventi di attività commerciali attraverso l’emissione di false fatture emesse per coprire i flussi finanziari. Sempre a febbraio, un’indagine coordinata dalla Procura di Ancona ha scoperchiato un altro vaso di Pandora.
Oltre 60mila imprese in territorio italiano, tutte riconducibili a soggetticinesi, avrebbero riciclato 5 miliardi di euro attraverso l’emissione di fatture false. Tale somma sarebbe stata frutto di evasione fiscale e di altre attività illecite commesse in Italia da soggetti cinesi.

A Brescia, lo scorso maggio, la Guardia di Finanza aveva individuato un emporio cinese, dove si vendevano cianfrusaglie e pure farmaci abusivi, che era in realtà una vera e propria banca occulta. Da quel luogo, venivano trasferiti importi anche a sei zeri su conti correnti in Cina. Dai successivi accertamenti, era emerso che parte di quelle somme erano il ricavato di due centri massaggi dove ragazze cinesi erano sfruttate come schiave sessuali. Non solo a Brescia. Ormai le autorità hanno rintracciato decine di queste banche clandestine, battezzate «China underground bank». Nel 2024, Giovanni Melillo, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, si era occupato di questo fenomeno bancario illegale, spiegando come fosse «capace di distruggere letteralmente tutti i controlli proposti dalla normativa internazionale».

A questi istituti di credito irregolari si rivolgono anche i cinesi che hanno una forte liquidità frutto di evasione fiscale grazie al meccanismo collaudato degli "apri e chiudi", ovvero aziende fantasma che non versano Iva e contributi e che chiudono prima ancora che la Guardia di finanza possa entrare nei loro conti. «Tra il 2008 e il 2020, solo nel Nord-Est dell’Italia, sono state aperte da cinesi 15 mila partite Iva e il 55 per cento ha dichiarato zero euro, il 20 per cento tra 6 mila e 0 euro di fatturato», aveva documentato il generale Bruno Buratti, ex comandante dell’area Triveneto della Finanza. Anche la relazione 2024 della Direzione investigativa antimafia parlava della criminalità di queste consorterie cinesi attive nelle attività di «riciclaggio perpetrate attraverso sistemi finanziari sommersi paralleli». Il fenomeno non riguarda però solo l’Italia: le banche clandestine cinesi sono diventate i più grandi riciclatori di denaro al mondo e sono collegate sia alle aziende regolarmente presenti in Occidente sia ad attività illecite, come il traffico di droga, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, lo sfruttamento della prostituzione e della manovalanza a basso costo.

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