Farwest, a Garlasco l'assassino aveva un complice? Duello De Rensis e Garofano
L’assassino di Chiara Poggi ha avuto un complice? È uno degli interrogativi attorno a cui ruota l’inchiesta della Procura di Pavia che vede indagato con l’ipotesi di omicidio in concorso Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, il fratello della vittima. La risposta a questa domanda, tutt’altro che scontata, potrebbe arrivare dalle risultanze della nuova Bpa (Bloodstain pattern analysis) affidata al Ris di Cagliari e dalla consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo. Se n’è parlato nell’ultima puntata di Far West, il programma di approfondimento condotto dal giornalista Salvo Sottile, andata in onda ieri sera. Tra gli ospiti della trasmissione c’erano il generale dell’Arma dei carabinieri Luciano Garofano e l’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, che si sono confrontati sulla in un acceso scambio di battute sull’argomento.
I dubbi sulla scena del crimine
Le indagini della prima ora sul delitto di Garlasco hanno concluso che sulla scena del crimine vi fosse una sola persona. Un dato suffragato dalla presenza di un’unica impronta scarpe, quella ormai nota “a pallini”, verosimilmente corrispondente a un modello da uomo Frau numero 42, all’interno della villetta di via Pascoli, teatro dell’efferato omicidio. Tuttavia, secondo alcune indiscrezioni, la recente Bpa del Ris di Cagliari avrebbe evidenziato due nuove impronte di scarpe nell’abitazione in cui venne uccisa Chiara Poggi.
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“C’erano delle tracce molto limitate che potevano riferirsi suggestivamente a delle scarpe, ma si tratta di un elemento che va analizzato nella sua globalità, perché le persone non volano. Quindi, da questo punto di vista, non possiamo attribuire a un’impronta di scarpa una traccia parziale. L’unica traccia che era consistente e compatibile con uno spostamento in tutta la parte del pianterreno dell’abitazione era la ‘famosa’ scarpa a pallini. Altre forme non hanno avuto alcuna conferma e vi garantisco che le abbiamo studiate con grande attenzione”, ha osservato il generale Luciano Garofano che, nel lontano 2007, era comandante dei Ris di Parma e coordinò le attività relative ai rilievi scientifici sulla scena del crimine.
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Sul punto è intervenuto anche l’avvocato De Rensis: “Prendo in prestito una frase del giudice Vitelli, il quale dice che ogni tanto sarebbe meglio dire ‘non lo so’ - ha chiarito il difensore di Alberto Stasi - E in questa indagine ci sono ancora dei ‘non lo so’. Per questo dico che sarebbe meglio attendere le risultanze della nuova Bpa”. Immediata la replica di Garofano: “Noi siamo gli unici ad aver lavorato sulla scena del crimine, gli altri hanno lavorato sulle delle fotografie. Questo non esclude che il Ris di Cagliari possa essere giunto a conclusioni leggermente diverse, ma io rivendico le nostre conclusioni”.
“L’assassino era solo uno”
L’ipotesi di un complice era stata esclusa dalle indagini che portarono alla condanna dell’ex studente bocconiano, ma il dubbio resta. “Sulla scena del crimine c’era una persona sola. - ha detto l’avvocato Massimo Lovati, ospite del programma di Salvo Sottile - Il concorso è stato introdotto dopo 18 anni per poter riaprire un’inchiesta che non poteva essere riaperta, perché ad Andrea Sempio non si poteva contestare l’omicidio volontario. Ma non ci sono elementi a favore del concorso”. Un’osservazione condivisa, almeno in parte, dall’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, il quale ha rilasciato una breve intervista ai microfoni di Far West: “Il dato processuale ad oggi posto in essere conferma che l’omicidio è stato commesso da una sola persona. - ha dichiarato Tizzoni- Nessun medico legale, nessuna verifica scientifica ha minimamente confermato la possibilità che vi fossero due persone sulla scena crimine”.
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