Referendum, l'autodifesa della casta: il Csm sostiene i giudici di Cassazione "fan" del No
Come nelle partite più accese, il clima si surriscalda e le marcature saltano. Quello che sta succedendo per il referendum sulla separazione delle carriere dei giudici, con una squadra in campo che si gioca il tutto per tutto. Insomma, lanci lunghi e tutti sotto porta a cercare il colpo decisivo. L’ultima mischia in area di rigore: 19 consiglieri togati (tutti tranne Bernadette Nicotra, di Magistratura indipendente) più tre laici (Ernesto Carbone in quota Italia Viva, Roberto Romboli per il Pd e Michele Papa per il M5S) hanno chiesto l’apertura di una pratica a tutela. Si tratta di un procedimento interno che ha lo scopo di arrivare a un’espressione di solidarietà dell’organo di autogoverno nei confronti delle toghe sotto attacco. Questa volta scatta a favore dei giudici della Cassazione, «sarebbero stati descritti da una parte del dibattito politico come autori di un golpe giudiziario». I fatti: l’Ufficio Centrale della Suprema Corte accoglie il ricorso presentato dal comitato per il No, che impone la modifica delle schede elettorali della consultazione del 22-23 marzo. Uno dei giudici coinvolti nella decisione è Alfredo Guardiano, che è anche sostenitore del No e impegnato come moderatore in un’iniziativa elettorale a Napoli. L’avvocato Gian Domenico Caiazza, presidente del comitato Sì Separa della Fondazione Einaudi, ricorre alla "moviola": «È la stessa Corte di Cassazione, cui Guardiano appartiene, a ripetere senza sosta che ciò che conta è innanzitutto che il giudice appaia imparziale, prima ancora che esserlo».
I consiglieri togati la vedono da un’altra angolazione: «Il confronto referendario non si traduca in una delegittimazione delle istituzioni di garanzia». La togata del Csm Bernadetta Nicotra, che non ha firmato l’atto, spiega invece: «Ho perplessità sull’utilizzo dello strumento delle pratiche a tutela». E avverte: «L’intervento consiliare, per le contingenze legate al particolare momento storico-politico in cui si effettua, può prestare il fianco a strumentalizzazioni». Contrari anche gli avvocati Isabella Bertolini e Claudia Eccher, consiglieri laici del Csm e soci fondatori del Comitato "Sì Riforma": «È un sintomo di come il corporativismo interno della magistratura prevalga sistematicamente sulla responsabilità e sulla trasparenza». E sul ruolo svolto dall’Ufficio Centrale della Cassazione: «L’apparenza di imparzialità ha la stessa rilevanza dell’imparzialità sostanziale». E ancora: «Sarebbe stato meglio che colui che è schierato pubblicamente per il No non avesse preso parte a una decisione sul quesito referendario». Il coach del Nazareno ha infatti deciso di schierare la squadra con un modulo offensivo, un po’ per proteggere una "difesa" molto debole ed un po’ per tentare il colpaccio. Elly Schlein si è convinta che una buona prestazione del No le consentirebbe di indossare subito la fascia da capitano del campo largo.
Così è la dem Debora Serracchiani a tenere viva la polemica di giornata: «Non lo fanno per il Paese, vogliono cambiare la Costituzione per avere le mani più libere. Stanno cercando di oltrepassare una linea di confine». Un punto di vista diametralmente opposto a quello del ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti: «Il referendum di marzo non è un processo alla magistratura, ma un’operazione di verità». Intanto oggi alle 17, a Roma, alla Fondazione Einaudi, nuovo incontro della "SÌnistra delle garanzie e delle libertà”, con Stefano Ceccanti, Stefano Esposito, Claudia Mancina, Paola Concia, Raffaella Paita e Benedetto Della Vedova.
Insomma, una partita nervosa, con l’arbitro che si improvvisa centravanti.
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