Giustizia, processo rinviato perché giudice e pm sono moglie e marito
Processo rinviato perché giudice e pm sono moglie e marito. Giovedì a Torino doveva avere inizio un procedimento rilevante: quello sui bilanci dell’azienda ospedaliera Molinette. Ma il giudice monocratico designato, Giulia Maccari, è entrato in aula e ha dichiarato l’astensione perché il coniuge, dal quale sarebbe separata, è il pubblico ministero che ha svolto le indagini, Mario Bendoni. Il processo è stato rinviato al 16 febbraio e riassegnato al giudice Merlino, ma la vicenda ha sollevato interrogativi. Il rinvio, infatti, ha fatto emergere una criticità che non nasce oggi. Giulia Maccari presta servizio al tribunale di Torino dal 2019, trasferita da Alessandria su legittima richiesta di ricongiungimento familiare. Il marito, Mario Bendoni, già svolgeva le funzioni di pubblico ministero nello stesso ufficio giudiziario. La richiesta di trasferimento indicava esplicitamente il rapporto coniugale, quindi il dato era noto agli organi competenti. Nonostante ciò, al giudice sono state assegnate funzioni penali e non altre.
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Da allora, per oltre sei anni, ha esercitato come giudice penale nello stesso tribunale in cui il coniuge ha continuato a svolgere attività da pubblico ministero. La situazione di incompatibilità sarebbe stata formalmente valutata nel 2017, quando la giudice prestava servizio ad Alessandria. La valutazione risulterebbe agli atti e quindi conosciuta prima del trasferimento a Torino. Al momento dell’assegnazione delle funzioni nel nuovo ufficio, tuttavia, non risultano correttivi strutturali adottati. Ma non solo. Ad aprile 2025 Giulia Maccari e Mario Bendoni sono stati eletti entrambi nel Consiglio giudiziario di Torino, l’organismo che esprime pareri su professionalità, incarichi e progressioni di carriera dei magistrati. La presenza contemporanea di un giudice e di un pubblico ministero legati da un rapporto coniugale nello stesso organismo non ne ha impedito la nomina. Il 10 novembre 2025 il giudice dell’udienza preliminare ha disposto il rinvio a giudizio nel procedimento Molinette, assegnando il fascicolo alla III sezione penale in composizione monocratica. Il procedimento riguarda i bilanci di una delle principali aziende ospedaliere del Piemonte, l’Azienda ospedaliera universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino.
Un processo complesso, che ruota attorno alla gestione economico-finanziaria dell’ente e che coinvolge dirigenti apicali e scelte amministrative maturate nell’arco di più esercizi. Un fascicolo seguito da anni, con un’istruttoria lunga e articolata, con evidenti riflessi istituzionali per dimensione, peso pubblico dell’ente e impatto sul sistema sanitario regionale.
L’udienza è stata fissata al 5 febbraio 2026. Il fascicolo è arrivato in cancelleria solo il 26 gennaio, pochi giorni prima della scadenza per il deposito delle liste testi. Solo da quel momento le difese hanno potuto consultare gli atti.
Secondo quanto emerso successivamente, il ritardo potrebbe essere stato legato proprio all’assegnazione del procedimento alla giudice poi costretta ad astenersi il 5 febbraio, davanti alle parti già costituite. Nessuna eccezione è stata sollevata, salvo la richiesta di chiarimenti da parte di un avvocato. Alla domanda sul motivo, la giudice ha risposto di essere stata sposata con il pm titolare dell’inchiesta. L’incompatibilità non sarebbe stata indicata nei precedenti provvedimenti di assegnazione del fascicolo. E solo all’udienza del 5 febbraio l’astensione è stata formalizzata. Al momento non risulta che, nei sei anni precedenti, siano state adottate astensioni preventive o ricusazioni in procedimenti istruiti dal pm Bendoni. Non risulta neppure che la questione dell’incompatibilità sia stata affrontata in modo organico dagli organi di autogoverno.
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