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Crans-Montana, anche la Procura di Roma apre un'inchiesta

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Foto: Ansa

Luca De lellis
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La Procura di Roma ha formalmente aperto un fascicolo d’indagine sulla strage avvenuta nella notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, dove un incendio nel locale Le Constellation ha causato la morte di 40 persone e il ferimento di oltre un centinaio di giovani, 11 dei quali - come dichiarato dalla anestesista e chirurgo plastico responsabile SS Centro Ustioni, Antonella Marisa Citterio - sono ricoverati in gravi condizioni presso l'Ospedale Niguarda di Milano. Nel procedimento la magistratura capitolina procede per omicidio colposo e incendio colposo nei confronti di ignoti, concentrandosi sulle responsabilità penali legate alla dinamica del rogo, che ha tragicamente coinvolto anche sei ragazzi di nazionalità italiana: Sofia Prosperi, Chiara Costanzo, Achille Barosi, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti ed Emanuele Galeppini, i cui funerali si sono svolti stamane a Genova. Avevano tutti tra i 15 e i 17 anni.

La decisione di Piazzale Clodio segue una comunicazione ufficiale della Farnesina e si inserisce nella competenza residuale prevista per i reati commessi all’estero in cui figurano vittime italiane. Parallelamente all’iniziativa della Procura di Roma, proseguono le indagini svizzere coordinate dalla procuratrice del Canton Vallese, Beatrice Pilloud, che ha già iscritto nel registro degli indagati i gestori del locale, Jacques Moretti e Jessica Maric, con le ipotesi di reato di omicidio, lesioni e incendio involontari. La magistratura elvetica sta cercando di ricostruire l’esatta dinamica dell’incendio, alimentato con ogni probabilità da “candele scintillanti” e sparklers posizionati durante i festeggiamenti, che avrebbero innescato un flashover tra materiali altamente infiammabili presenti nel locale. 

Negli ultimi giorni si sono intensificate le critiche all’operato della procura vallesana, soprattutto da parte di familiari delle vittime e di giuristi, per l’eccessivo garantismo iniziale riservato ai proprietari e per la mancata applicazione di misure cautelari, come un fermo o una detenzione temporanea, necessari secondo alcuni osservatori per consentire perquisizioni e bloccare eventuali tentativi di manomissione delle prove. 

Gli inquirenti stanno analizzando una serie di elementi legati alla sicurezza del locale: dagli impianti antincendio alla presenza di vie d’uscita adeguate, fino alla regolarità delle ispezioni di prevenzione che, secondo i dati preliminari, non sarebbero state effettuate dal 2020 al 2025, non rispettando la frequenza annuale prevista per le attività pubbliche. Questa lacuna nei controlli è al centro delle verifiche sulle omissioni che potrebbero aver favorito la tragedia e costituisce un nodo fondamentale sia per l’inchiesta svizzera sia per eventuali profili di responsabilità civilistica e amministrativa. 

La tragedia di Crans-Montana ha già generato aperture investigative anche in Francia, per la presenza di cittadini transalpini tra le vittime, e ora con l’iniziativa della Procura di Roma si rafforza la rete di accertamento transnazionale delle responsabilità. Resta da chiarire se la Procura capitolina delegherà alle autorità italiane un coordinamento operativo, con l’apertura di atti istruttori diretti anche all’acquisizione di documenti e testimonianze raccolte in Svizzera. Una cosa è certa, le famiglie delle vittime e dei feriti vogliono verità sulla strage. E soprattutto, giustizia. 

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