Omicidio del capotreno, il buonismo di sinistra oggi presenta un conto salato
Ci sono stagioni politiche che non producono semplici errori. Producono morti. L’Italia di oggi è il frutto avvelenato di decenni di incuria irresponsabile, di retorica pro-immigrazione elevata a dogma morale, di una narrazione che ha dipinto l’accoglienza indiscriminata come una virtù assoluta e la sicurezza come una colpa. Un trionfo culturale e politico del buonismo di sinistra che oggi presenta il conto, salatissimo.
Decenni di norme sbagliate, di pratiche amministrative inconcludenti, di decisioni giudiziarie che hanno sistematicamente spostato l’asse dalla tutela delle vittime alla “comprensione” verso i carnefici.
Decenni di delegittimazione delle forze di polizia, costrette a agire sapendo che il pericolo non arriva solo dalla strada, ma anche dal sistema pronto a colpire loro al primo errore e a giustificare i “cattivi” per principio.
È l’Italia che adora Caino e diffida di Abele. Anzi, diciamola tutta, è quell’Italia che proprio lo detesta Abele. A dimostrare che le cose stanno proprio così, drammaticamente così, bastano due casi di cronaca di questi giorni.
Il primo è Milano. Il presunto assassino della giovane Aurora Livoli si chiama Emilio Gabriel Valdez Velazco, cittadino peruviano di 57 anni. Non un’ombra, non un invisibile.
Un uomo già noto alle forze dell’ordine, con precedenti per rapina e violenza sessuale, con una storia giudiziaria che attraversa gli ultimi anni come una linea rossa di allarmi ignorati. Irregolare sul territorio italiano dal 2019, Valdez Velazco era stato espulso una prima volta, poi rientrato illegalmente. Nel 2024 un secondo decreto di espulsione viene disposto per pericolosità sociale. Ma resta in Italia. Perché?
Documenti scaduti, mancanza di posti nei Cpr, cavilli, rinvii. Il risultato è che un soggetto giudicato pericoloso dallo Stato ha continuato a circolare libero. Fino all’epilogo tragico. È capitato alla povera Aurora, come in una roulette russa. Ma era certo che sarebbe finita così.
Il secondo caso è Bologna. Qui il presunto assassino del controllore ferroviario Alessandro Ambrosio è Jelenic Marin, 36 anni, cittadino croato, senza fissa dimora. Anche in questo caso non siamo davanti all’imprevedibile. Marin è descritto come già noto negli ambienti ferroviari, segnalato per aggressioni, comportamenti violenti, porto di coltelli, presenza abituale nelle stazioni.
Un profilo che chiunque lavora sul territorio riconosce immediatamente come a rischio. Nessun provvedimento risolutivo, nessuna reale neutralizzazione del pericolo. Finché un incrocio banale diventa una condanna a morte.
Ecco il punto che la retorica buonista rifiuta di affrontare: si sapeva. Si sapeva che questi soggetti erano pericolosi. Si sapeva che erano recidivi. Si sapeva che erano fuori controllo. Eppure sono stati lasciati liberi, tollerati, gestiti con l’idea che «non si può fare altrimenti».
Questa non è integrazione. È resa. Ed è una resa che si consuma sempre sulla pelle degli stessi: donne, lavoratori, servitori dello Stato. Finché l’Italia non avrà il coraggio di dire che la sicurezza viene prima della narrazione ideologica, continueremo a piangere morti annunciati. E a chiamarli, ipocritamente, fatalità.
Questa crisi non è casuale. È il prodotto di politiche di sinistra che hanno aperto le porte senza controlli, promuovendo un’immigrazione di massa senza veri piani di integrazione. Organizzazioni non governative, spesso sostenute da fondi pubblici e ideologie progressiste, hanno facilitato arrivi irregolari, mentre i partiti di sinistra hanno bloccato ogni tentativo di riforma per rendere le espulsioni più veloci e efficaci. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: città sempre più insicure, cittadini terrorizzati dalla criminalità, e tragedie come queste che potevano essere evitate con un po’ di buon senso.
Non possiamo più tollerare questo scempio. Dobbiamo esigere un cambio radicale e immediato: rafforzare le frontiere con controlli rigorosi, aumentare il numero dei Cpr e migliorarne la gestione, riformare il sistema giudiziario per dare priorità assoluta alla sicurezza pubblica.
Capotreno ucciso a Bologna: presunto omicida un 36enne croato
E ancora: vogliamo dirlo che ci servono almeno 25.000 nuovi posti nelle carceri, sfatando uno tabù intoccabile sin qui? Meloni, Piantedosi, Nordio.
Sappiamo che avete dedicato molto lavoro a questi temi. Ma sappiamo anche che la situazione è lontana anni luce dall’essere a posto. Il tempo del buonismo irresponsabile è finito; è l’ora della responsabilità e della fermezza.
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