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Bilancio dell'Anno Santo: il Giubileo dei due Papi

Foto:  LaPresse 

Francesco Capozza
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Il venticinquesimo Giubileo ordinario della storia si concluderà martedì 6 gennaio con la solenne chiusura, per mano di Leone XIV, della Porta Santa della Basilica di San Pietro. Non è facile fare un bilancio di un evento di tale portata ma certamente quello del 2025 sarà ricordato anche nei sussidiari per una concatenazione di avvenimenti più unici che rari: la morte di un pontefice, la convocazione di un Conclave e l’elezione di un nuovo Papa proprio durante lo svolgimento dell’Anno Santo. Per trovare un precedente a quanto avvenuto nei mesi scorsi bisogna tornare indietro di ben 325 anni. L’ultima volta era infatti accaduto nel 1700, quando Innocenzo XII morì meno di due mesi prima della chiusura dell’anno giubilare lasciando a Clemente XI il compito di portarlo a termine. Non è quindi un caso se quello del 2025 viene da molti già chiamato «il Giubileo dei due Papi». Che le condizioni di Papa Francesco fossero precarie era noto già da qualche anno, egli stesso, dopo l’intervento a cui fu sottoposto a luglio 2021, aveva più volte ironizzato che «c’era chi stava già preparando il Conclave». Eppure, l’idea che Bergoglio avrebbe potuto in qualche modo gestire l’intero Giubileo era stata accarezzata da molti dopo averlo visto seppur sfiancato e in certi momenti sofferente- portare a termine con successo il viaggio Apostolico più lungo del suo pontificato, durato ben 21 giorni tra Asia e Oceania nell’autunno 2024.


L’apertura dell’Anno Santo peril pontefice argentino è stata una durissima prova trasmessa in Mondovisione; mai un Papa aveva aperto la Porta Santa della Basilica di San Pietro seduto sulla sedia a rotelle e riducendo al minimo la solennità del cerimoniale approntato appositamente per occasioni di questo genere. Bergoglio era d’altronde anche questo, un uomo totalmente disinteressato all’apparenza esteriore. Tuttavia, fin dai primi grandi eventi giubilari (quello dedicato al mondo della Comunicazione di fine gennaio e quello per le Forze Armate, di Polizia e Pubblica Sicurezza d’inizio febbraio, i soli e ultimi da lui presieduti), pellegrini e gerarchie ecclesiastiche hanno cominciato a rendersi conto che la salute di Papa Francesco stava repentinamente peggiorando, mettendo in dubbio non solo la sua partecipazione alla Giornata Mondiale della Gioventù prevista per metà agosto, ma anche il viaggio Apostolico in Turchia in occasione del 1700° anniversario del Concilio di Nicea. Pochi giorni dopo, il 14 febbraio, la Santa Sede informava che Bergoglio era stato ricoverato per una polmonite bilaterale ma che il calendario del Giubileo non avrebbe subito alcuna modifica.

 

Chiunque lavori nel mondo dell’informazione ricorderà a lungo quei momenti concitati in cui si sono più volte succedute - spesso nell’arco di pochi minuti - notizie di un imminente trapasso delpontefice a smentite di carattere diametralmente opposto. A fine marzo, seppur nel più totale riposo imposto dai medici curanti, Francesco è tornato in Vaticano e il 20 aprile, giorno di Pasqua, si è affacciato alla loggia centrale della Basilica vaticana per la benedizione Urbi et Orbi a cui è seguito un lungo, affettuoso abbraccio in «papamobile» alla folla convenuta in Piazza San Pietro. Nessuno, in quel preciso momento, poteva sapere che sarebbe stata la sua ultima apparizione. La mattina seguente, giorno di Pasquetta, il mondo si è infatti svegliato con la notizia che Papa Francesco era morto verso le 7.35 del mattino, lasciando dietro di sé certamente dubbi, problematiche interne ed esterne alla Chiesa ma, soprattutto, la celebrazione di un Giubileo inaugurato da appena quattro mesi. Il Conclave convocato a seguito del suo trapasso ha cristallizzato fin da subito due esigenze: fare presto e riprendere l’Anno Santo quanto prima possibile con un Papa pienamente in carica, ma anche scegliere la giusta figura di compromesso tra 135 cardinali dalle posizioni umane, politiche e teologiche molto più diverse di quanto immaginabile. Sono bastati quattro scrutini per eleggere nuovo Papa, l’8 maggio 2025, il cardinale statunitense Francis Robert Prevost, che ha scelto il nome di Leone XIV. Incardinandosi in una tradizione secolare, il novello pontefice ha preso in mano fin da subito un Giubileo in cui il dato più sconfortante fino a quel momento era la mancanza fisica e simbolica di un Pastore universale della Chiesa felicemente regnante.


Si può affermare senza timore di smentite che l’eletto abbia subito focalizzato il suo interesse pastorale incentrandosi innanzitutto sul Giubileo, prima ancora di mettere a fuoco ordinatamente le esigenze più strettamente legate agli interessi interni della Chiesa. Leone non si è limitato rispetto agli eventi giubilari in programma, dando modo di gestirli tutti fin da subito come un vero sovrano e pastore. In particolare, il Giubileo dedicato ai giovani, calendarizzato opportunamente in concomitanza con la Giornata mondiale della Gioventù, è stato un successo inaspettato: i dati ufficiali parlano di 1,5 milioni di ragazzi presenti a Tor Vergata, ma c’è chi si spinge a valutare in oltre due milioni le presenze effettive. In ogni caso, un esito insperato per un anno così particolare e con un Papa eletto da pochissimo. I numeri diffusi dalla Prefettura della Casa pontificia d’altronde parlano chiaro: nei primi quattro mesi (con Francesco) del 2025 la partecipazione di fedeli a udienze e celebrazioni liturgiche in Vaticano è stata quantificata in circa 263mila unità, mentre da maggio a dicembre in quasi tre milioni.
Leone XIV chiuderà questo Giubileo il giorno dell’Epifania e già nei due giorni successivi ha convocato tutti i cardinali viventi per un Concistoro straordinario in cui si discuterà di argomenti e problematiche non certo facili, ma che ora, archiviato l’Anno Santo, è giunto il momento di affrontare. Il Giubileo finisce qui, il pontificato di Prevost è ancora tutto da scoprire".

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