Italia col burqa: dalla scuola alla pallavolista. E c'è chi guida a volto coperto
Siamo alla Mecca? No, purtroppo, anche se sembrerebbe. Siamo a Salorno (Bolzano), dove ancora una volta un caso di tentata islamizzazione attraverso l’indottrinamento dei bambini. L’associazione «Musulmani Salorno» sta promuovendo tramite dei volantini sparsi per la città la «scuola Iqra»dedicata ad una platea di bambini, dove si insegnerà l’arabo e i dettami del Corano. Il tutto condito da un volantino che promuove il corso in cui i bambini sono raffigurati con il velo. A sollevare il caso l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint che denuncia questo ennesimo tentativo di islamizzazione rivolto ai minori. «Sta succedendo ciò di cui il noto report dell’intelligence francese ci aveva messo in guardia: i radicalizzati vogliono entrare in casa nostra non solo per imporre la Sharia, ma anche per sovvertire il nostro sistema democratico, sostituirci e governarci. E lo faranno attraverso moschee e scuole coraniche, esattamente come sta accadendo a Salorno, l’ennesimo comune assaltato da realtà islamiche, dove pullulano centri islamici sorti con ogni probabilità al di fuori di ogni regola, e dove ora si sta pubblicizzando anche l’apertura di una scuola coranica».
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Ma non c’è solo questo caso che ha scosso l’opinione pubblica: Mariam Metwally sarà la prima giocatrice a scendere in campo nel campionato italiano indossando il velo: «Significa tanto. Indossare il velo fa parte della mia persona e sono fiera di portarlo anche in campo», ha detto lei. Ma a commentare il caso è la vice della Lega Silvia Sardone: «Ormai ci stiamo abituando alla diffusione dei veli islamici in Italia, integrali o meno.
Per qualcuno, soprattutto a sinistra, rappresentano simboli di integrazione e persino di libertà. Invece sono strumenti di sottomissione e oppressione. La Lega da sempre porta avanti un’importante battaglia per la libertà delle donne, per la difesa dei diritti. Il velo nelle comunità musulmane rappresenta il mezzo con cui definire, in maniera evidente, che la donna è meno importante dell'uomo».
E la stessa polemica c’è stata anche a Cantù, dove Matteo Mauri e Paolo Muttoni (rispettivamente Coordinatore della Lega Giovani Lombardia e della Lega Giovani Cumasch) denunciano come sia andato in scena l’ennesimo atto di sottomissione culturale ai danni del nostro Paese: «Una donna, con il volto completamente coperto da un burqa, è stata vista tranquillamente guidare in centro città. E se sotto quel burqa ci fosse un uomo? Un ricercato? Un estremista? Nessuno può dirlo. Ma guai a porre la domanda: si rischia di essere tacciati di razzismo».
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Questo perché il tema della sicurezza è centrale: oggi sono molte le donne che per non far intendere di voler coprire il loro volto con il velo integrale adottano il trucco della mascherina anti covid, riuscendo così, con l’uso anche degli occhiali, a mascherare completamente la loro identità. Non si tratta di integrazione, soprattutto se parliamo di una religione che non ha mai sottoscritto l'intesa con lo stato italiano previsto dall'articolo 8 della nostra costituzione. Ed è proprio in questa direzione che «dopo la prima ordinanza fatta da un sindaco comasco come Tolettini, e dopo Maroni, la proposta di legge della Lega, a prima firma di Igor Iezzi, vuole restringere l’articolo 5 della legge 175, facendo sì che il giustificato motivo per l’uso del velo integrale venga rimosso, con sanzioni più pesanti anche per chi obbliga l’imposizione della copertura del volto. Uno strumento di tutela dell’ordine pubblico nonché di salvaguardia dei principi costituzionali e di democrazia, in contrasto con il forte rischio di islamizzazione cui oggi assistiamo. Nessuno più della Lega ha fatto del contrasto al radicalismo in ogni sua forma una battaglia con radici storiche comprovate: porteremo la legge Iezzi in Parlamento il prima possibile perché è diventato imprescindibile ed è una norma di libertà», come sottolinea il sottosegretario al Ministero dell’interno Nicola Molteni.
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