
Addio a Filippo (Pippo) Troja. Ruvido, sincero, col sigaro in bocca

Caro direttore, su Filippo Troja, scomparso ieri a 84 anni, i riflettori si erano spenti oltre vent’anni fa per un episodio di malasanità, in seguito a un intervento al cuore. Fino ad allora, Troja aveva illuminato mille scene della vita politica ed economica italiana con una lucidità, accompagnata spesso da una ruvida sincerità, che lo aveva reso un protagonista assoluto, molto amato e molto ascoltato.
Figlio di un paesino del Lazio, Arcinazzo Romano, approdò alla politica grazie a un sodalizio straordinario con Carlo Donat-Cattin, capo della corrente di Forza Nuova, «l’ala operaia» della Democrazia Cristiana. Fu il torinese Guido Bodrato, della stessa corrente, ad aprirgli le porte di Montecitorio come cronista della Gazzetta del Popolo di Torino. Divenne presto un punto di riferimento per colleghi, e più di un ministro o sottosegretario deve la propria fortuna proprio a lui, da tutti chiamato «Pippo», con l’immancabile sigaro in bocca.
Capace di giudizi sferzanti, ma sempre originali e veritieri, era soprattutto un uomo di grande bontà d’animo e generosità. Ha vissuto e cresciuto i suoi due figli gemelli con rigore, nel ricordo di Giulia, una moglie bellissima ed elegante, sempre pronta a giustificare le sue smargiassate verbali.
Accanto a Pippo hanno fatto fortuna molti grandi manager, alcuni riconoscenti, altri meno: come Mauro Moretti, Lorenzo Necci ed Ernesto Pascale, con i quali si tratteneva a giocare a carte nel ristorante Il Moro, a pochi passi da Fontana di Trevi e dalla sua abitazione romana che in epoca senza telefonini e internet era un crocevia di decisioni e confronti importanti. Lì, sua sorella Zita – «una santa» che per tanti anni lo ha accudito dopo la morte della moglie – preparava pranzi a base di pesce, e la tavola era sempre pronta ad accogliere la Roma che contava: generali, magistrati, politici di destra e di sinistra. Così come nella sua casa a Venezia ritrovo per tanti amici durante la spettacolare festa del Redentore.
Il meraviglioso mondo di Pippo si spense bruscamente un giovedì mattina. A pochi amici, scherzando, disse: «Donato Bruno (ndr: avvocato di Renato della Valle e poi illustre parlamentare di Forza Italia, anche lui scomparso) mi ha consigliato un piccolo intervento al cuore. Martedì torno a casa».
Uno sciagurato incidente in rianimazione, una caduta accidentale dal letto, e non tornò più lui. Restare bloccato nei movimenti quotidiani gli era insopportabile, così calò lui stesso il suo sipario ritirandosi a vita privata. In tanti, gli dovremmo dire grazie. Io tra questi.
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