Da sabato scorso, quando Hamas ha attacco Israele, i livelli di sicurezza si sono innalzati anche in Italia. Oltre agli obiettivi sensibili legati alla comunità ebraica sull’intero territorio nazionale, tra cui sinagoghe, templi e scuole ebraiche, l’attenzione delle forze dell’ordine e dell’intelligence è anche sul flusso di migranti che continua ad arrivare sulle nostre coste e non solo. Ieri, il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, rispondendo al question time a un'interrogazione della senatrice Stefania Pucciarelli (Lega) sul tema delle misure antiterrorismo in relazione agli ultimi fatti in Medio Oriente, ha spiegato di aver «dato specifiche direttive per l'intensificazione di ogni accordo informativo tra intelligence e forze di polizia per monitorare l'evoluzione del conflitto ed i riflessi sui flussi migratori, sugli ingressi e sulle presenze», aggiungendo che c'è «una rinnovata attenzione nelle principali aree di sbarco e negli hotspot».
Occhi puntati, dunque, anche sul flusso dei migranti dove si potrebbero infiltrare elementi legati al terrorismo. Piantedosi ha poi ricordato che «l'azione del Governo, sin dal suo insediamento, si è incentrata su ogni forma di contrasto all’immigrazione irregolare, anche in relazione ai possibili profili di rischio di infiltrazione terroristica nei flussi. I recenti tragici avvenimenti impongono una rinnovata e più elevata attenzione, senz'altro, in particolare attraverso il potenziamento delle attività interforze per i controlli delle frontiere e di quelle effettuate dalle specifiche task force operanti nelle principali aree di sbarco e negli hotspot nazionali». L’eventuale transito di profughi palestinesi, ad esempio attraverso il valico di Rafah, tra Egitto e Striscia di Gaza, alza infatti il rischio di infiltrazioni terroristiche. I miliziani di Hamas potrebbero mescolarsi appunto ai profughi nel tentativo di fuggire dalla Striscia sotto assedio.
