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omicidio rescaldina

Omicidio Carol Maltesi, per i giudici Davide Fontana "si era sentito usato"

E' stata esclusa la premeditazione per Davide Fontana, reo confesso e condannato a 30 anni per l'omicidio di Carol Maltesi, la giovane uccisa a Rescaldina tra il 10 e l'11 gennaio 2022. Nelle motivazioni della sentenza i giudici della Corte d'assise di Busto Arsizio ripercorrono lo stato d'animo da cui Fontana sarebbe stato travolto prima di colpire alla testa Maltesi con un martello e di tagliarle la gola.

«A spingere l’imputato (Davide Fontana, ndr) a uccidere Carol Maltesi non fu la gelosia ma la consapevolezza di aver perso la donna amata, accompagnata dal senso crescente di frustrazione per essere stato da lei usato e messo da parte», scrivono i giudici, e «se questo è stato il motivo-movente dell’omicidio» non può «essere ritenuto abietto o futile in senso tecnico-giuridico». Con queste parole la Corte d’assise ha escluso per Davide Fontana l’aggravante dei motivi abietti o futili nell’omicidio di Carol Maltesi, per il quale è stato condannato a 30 anni. 

Per i giudici la «vera ragione per la quale l'imputato uccise Carol Maltesi» va «individuata nella circostanza che l’uomo si rese conto che ormai la Maltesi, dopo averlo in qualche misura usato, si stava allontanando da lui, scaricandolo» spostando «il fulcro dei suoi interessi sentimentali e professionali a Praga, dove viveva li collega di lavoro e nuovo fidanzato» e per «andare ad abitare a Verona, da dove avrebbe potuto più agevolmente raggiungere la capitale ceca e, contemporaneamente, occuparsi del figlioletto». Fontana si sarebbe «reso conto che la giovane e disinibita Carol Maltesi si era in qualche misura servita di lui per meglio perseguire i propri interessi personali e professionali e lo avesse usato» e «ciò ha scatenato l’azione omicida».

Per l’uomo, conclude la Corte, «l’omicidio era un modo per venire fuori da quella condizione di incertezza e sofferenza non più sopportabile, innescata dalla decisione della stimolante donna amata di allontanarsi da lui» e la motivazione valutata dal «suo punto di vista» non può «essere considerata futile». La Corte in più passaggi ricorda come manchino prove di una «significativa organizzazione dell’omicidio» a cominciare dal non essersi costituto un «alibi» e dall’aver messo in atto «raccapriccianti condotte» per «circa due mesi per liberarsi definitivamente del corpo» in contrasto con un piano preordinato.

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