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L'ANALISI

Ritorno della socialità antidoto alla violenza

Il moltiplicarsi di casi di cronaca è dovuto a pandemia, crisi e guerra. La causa è l'essenza di riferimenti e regole. Che vanno recuperati col dialogo

L'attenzione dei media per la violenza sulle donne non è solo, e giustamente, di natura etica, purtroppo si tratta di cronaca. Se ci sembra di leggere più notizie di violenza alle donne è perché questa è in aumento, come dicono i dati Istat. La violenza sulle donne è circondata da un generale clima di violenza verbale, di aggressività e di degrado comunicativo. Non c'è un termometro per questo tipo di violenza, ma se ci fosse segnerebbe dei numeri ben oltre i 37 gradi. Per capire questa involuzione può aiutarci il concetto di anomia. Con anomia, il fondatore della sociologia, Emile Durkheim, indicava la mancanza di punti di riferimento e norme sociali.

La pandemia, la crisi e la guerra in Ucraina hanno prodotto conseguenze sociali ed economiche serie che in alcuni casi non sono state metabolizzate dal corpo sociale. Una situazione di questo tipo può invitare persone inclini alla violenza a non curarsi delle conseguenze e ad accentuare aspetti del proprio narcisismo ed egoismo.

Oggi viviamo inoltre una doppia polarizzazione. La prima riguarda la difficoltà di distinguere il reale dal digitale. Qualcuno vive con troppo coinvolgimento la dimensione digitale ed è poi deluso dal mondo della vita reale e quotidiana. E questo aumenta frustrazione e risentimento (e può generare violenza). La seconda polarizzazione riguarda la distanza tra una fascia della popolazione che corre e che si impegna e che cerca di integrarsi nella «società della performance» e una parte che non riesce a stare al passo, zoppica e si autoesclude, con senso di fallimento e rabbia. Sebbene, va sottolineato, un certo atteggiamento aggressivo sia ormai trasversale a tutte le classi sociali. Decisamente è necessario quindi recuperare una maggiore senso di comunità, parlarsi, anche al di fuori dei social network, nelle piazze e nei luoghi di aggregazione. Introiettare il senso di comunità è un antidoto all'alienazione e al senso di impunità che troppo spesso sta alla base della violenza. C'è però un problema. Ricordiamoci che il Covid non è stato democratico, ma ha colpito maggiormente le fasce sociali più deboli e vulnerabili. Non è stata solo una pandemia, ma una «sindemia»: un virus che ha causato drammi tra persone già fiaccate da malattie polmonari e obesità, condizioni maggiormente presenti tra le persone più povere. Queste persone debbono ancora essere difese. Infatti, oltre alla sindemia, viviamo oggi in una società «endemica».

Il Covid con le sue varianti è destinato a persistere nel tempo e dobbiamo quindi attrezzarci per convivere con questo virus o con altri che potrebbero arrivare. I luoghi della socialità debbono essere resi sicuri e ospitali per bambini, giovani e anziani. Un contesto sociale sicuro, permettendo il dialogo, agisce un po' come vaccino contro aggressività e violenza. 

*Direttore Generale Istituto Spallanzani di Roma

**Professore di Sociologia, Università di Bologna 

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