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Rcs-Blackstone, schiaffo del giudice a Cairo: la Corte d'appello di Milano boccia il ricorso

Andrea Giacobino
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Nuova dura sconfitta giudiziaria dell'imprenditore Urbano Cairo, proprietario del gruppo editoriale Rcs che edita fra l'altro il «Corriere della Sera», e del suo principale avvocato, il noto Sergio Erede. Ieri infatti la Corte d'appello di Milano ha comunicato di aver bocciato il ricorso di Rcs contro l'esito del lodo arbitrale - sfavorevole a Cairo - sul caso della vendita per 120 milioni di euro dell'immobile milanese di via Solferino, sede del «Corriere», al fondo Blackstone nel 2013.

Nel maggio dello scorso anno il tribunale arbitrale della Camera di commercio di Milano aveva respinto le istanze di Rcs e stabilito che l'acquisto da parte degli americani nel 2013 e il riaffitto a 10,4 milioni l'anno erano regolari e che nessun risarcimento era dovuto. Dopo l'ultima udienza, la corte - si legge nel dispositivo della sentenza - ha rigettato «integralmente l'impugnazione proposta da Rcs» contro l'esito del lodo, condannando il gruppo editoriale anche al pagamento delle spese processuali liquidate, in favore di Kryalos Sgr, per complessivi 258.842 euro. Ora l'attenzione torna sulla Corte Suprema di New York, dove nell'udienza del prossimo 25 luglio si attende l'eventuale prosieguo, o meno, della causa per danni quantificati in 600 milioni di dollari intentata dal fondo americano contro Rcs e Cairo. Se la causa resterà negli Usa l'azienda italiana parte sfavorita, considerato lo standing del grande fondo americano guidato da Stephen Schwarzman.

La corte nella sentenza scrive che le spese processuali «sono poste a carico di Rcs» anche «tenuto conto del valore della lite, della indubbia complessità della controversia e dell'impegno difensivo profuso». Il rigetto del ricorso del gruppo editoriale è infatti da considerarsi globale, visto che «sono stati integralmente rigettati tutti gli otto motivi di impugnazione principale proposti» da Rcs sia contro il lodo parziale sia contro quello definitivo «e che il principale oggetto del contendere, che ha impegnato la difesa avversaria e questa corte nella soluzione del caso, riguarda il tema dell'usura e doglianze su pretesi difetti di motivazione dei lodi, rivelatesi del tutto privi di fondamento». L'usura, notano i giudici milanesi, «non può rintracciarsi nella mera, oggettiva sproporzione fra il prezzo convenuto nella compravendita ed il maggiore valore attribuito» ai beni in questione poiché la trattativa di vendita dell'immobile è stata ritenuta, come scritto già nel primo arbitrato, come svolta in modo trasparente e competitivo. In sostanza, il mercato non ha proposto offerte migliori di quella di Blackstone a Rcs.

Unica consolazione per Cairo è che il tribunale ha rigettato anche la cosiddetta «impugnazione incidentale» proposta in questo caso da Blackstone, che chiedeva la condanna di Rcs per lite temeraria in questo giudizio. Va ricordato che Rcs in bilancio non ha finora accantonato un euro per questa vicenda dove rischia molto. 

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