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No vax sospesa e reintegrata dalla Asl Roma 6: "Provvedimento illegittimo"

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Attilio Ievolella
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Clamorosa vittoria per una «no vax» dipendente dell'Azienda sanitaria Roma 6. Il Tribunale di Velletri ha sancito il suo diritto a tornare in servizio e ha censurato il provvedimento con cui la lavoratrice era stata sospesa, a inizio ottobre di quest'anno, e costretta a stare a casa, senza percepire lo stipendio, solo perché si era rifiutata di sottoporsi alla vaccinazione anti Covid.

Per il giudice del lavoro non è accettabile un'applicazione illimitata dell'obbligo vaccinale previsto dallo Stato italiano per gli operatori della Sanità. Su questo punto il magistrato spiega che «non in tutti i casi la prestazione degli operatori sanitari non vaccinati è vietata, bensì solo laddove tale prestazione può incidere sulla salute pubblica e su adeguate condizioni di sicurezza nell'erogazione delle prestazioni di cura e assistenza» alle persone.

Di conseguenza, «se la prestazione non si traduce, per i compiti svolti e per le modalità di svolgimento, in un effettivo rischio», allora «l'obbligo vaccinale non si giustifica», mette nero su bianco il giudice. Inevitabile il riferimento alla vicenda presa in esame, poiché la lavoratrice sospesa ha svolto, dalla fine di aprile di quest' anno, compiti meramente amministrativi, quindi «senza specifica esposizione nei confronti di soggetti potenzialmente fragili o di operatori che hanno rapporti con loro», e con la possibilità lavorare da casa, «escludendo così il contatto e, dunque, il rischio». E comunque «si tratta di un'azienda con migliaia di dipendenti» e «non può non essere in grado di ricollocare la netta minoranza di dipendenti non vaccinati», secondo il magistrato.

A chiudere il cerchio, infine, il riferimento alla normativa, laddove essa stabilisce che, per il periodo in cui la vaccinazione è omessa o differita, il datore di lavoro adibisce il dipendente a mansioni anche diverse, senza decurtazione della retribuzione, in modo da evitare il rischio di diffusione del contagio da Covid-19.

«È possibile, allora, una prestazione in sicurezza di un operatore sanitario non vaccinato», annota il giudice. Il Tribunale di Velletri «ha stabilito che ogni lavoratore ha il diritto di non vaccinarsi e di rimanere comunque in servizio, a patto, però, di garantire col tampone ogni quarantott' ore di non essere stato colpito dal coronavirus», commenta l'avvocato David Torriero, che ha rappresentato la dipendente «no vax».

La battaglia giudiziaria però è ancora aperta. Difatti, l'assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato, ha annunciato che «l'Azienda sanitaria farà ricorso» in Appello e addirittura «chiederà la sospensione della lavoratrice all'Ordine professionale degli infermieri». 

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