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Chi non potrà più vendere o affittare casa, l'offensiva dell'Europa sugli immobili

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I proprietari di immobili con le classi energetiche più basse potrebbero trovarsi nella condizione di non poterli vendere o affittare. Lo stabilisce una direttiva dell'Unione europea, ancora in fase di bozza, che punta a favorire la transizione ecologica penalizzando chi ha case e appartamenti che "sprecano" troppo e non rispettano gli ultimi parametri ambientali stabiliti alla Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen. 

 

L'operazione secondo i piani dell'Europa dovrebbe iniziare nell 2027 e, con una certa gradualità, entro il 2050 tutti gli edifici in Italia e negli Paesi Ue dovranno essere a emissioni zero.

 

Gli step, secondo quanto riporta il Messaggero,  prevedono una classe energetica E minima al 2027, che dovrà diventare D dal 2030 e C dal '33 e via dicendo fino al raggiungimento di un totale di classi A e B nel 2050. Chi non si adeguerà non potrà più affittare o vendere i propri immobili, sempre dal 2027. 

 

Il piano dell'Europa ha provocato la reazione fortemente negativa di Confedilizia: "La Commissione europea vorrebbe condizionare la vendita e l’affitto degli immobili alla presenza di determinati standard energetici. La stessa Commissione Ue che ha chiesto all’Italia di aumentare le tasse sugli immobili, attraverso il catasto. Contro il primo pericolo, che porterebbe ad impedire l’esercizio dei più elementari diritti di un proprietario, Confedilizia si sta battendo in sede europea, attraverso l’Unione internazionale della proprietà immobiliare (Uipi), nella quale rappresentiamo l’Italia" si legge in una nota.

"Per scongiurare il secondo, ossia ora deve pronunciarsi il Parlamento. Proprio oggi la Commissione Finanze della Camera inizia a parlare dell’articolo 6 della delega fiscale, quello contenente la revisione del catasto. L’unica strada è lo stralcio. Chi non lo chiederà, andrà annoverato tra i fautori di un ulteriore aumento delle tasse sugli  immobili, prime case incluse".  Due attacchi agli immobili degli italiani, dunque, che rappresenta una quota importante del risparmio nazionale. 

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