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Richiamo pasta biologica, il produttore: la possibile contaminazione riguarda la curcuma, nessun rischio per la salute

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In relazione al ritiro dalla vendita di alcuni prodotti di pasta biologica di lenticchie, riso rosso e curcuma e di pasta biologica di fave  richiamate a scopo precauzionale dal ministero della Salute per una “probabile contaminazione con cloroetanolo e ossido di etilene” che riguarda l’ingrediente curcuma, arriva la precisazione del produttore, il Pastificio Fiorentino Renaissance. 

"Il prodotto viene ritirato in via cautelativa per una probabile contaminazione da ossido di etilene che riguarda l’ingrediente curcuma presente nel prodotto nella misura del 2%; Il marchio non è assolutamente da attenzionare in quanto fa della sicurezza alimentare uno dei principi cardine; Produciamo oltre 50 referenze di pasta di legumi e per scelta utilizziamo dove possibile solo materie prime italiane biologiche proprio per non incorrere in questi problemi, scegliendo i sistemi di produzione che salvaguardano il più possibile le qualità nutrizionali delle materie prime". 

Alla base del provvedimento, spiega l'azienda, potrebbero esserci problematiche di trasporto legate alla pandemia. "La materia curcuma è di origine indiana, ma biologica e sembra che la contaminazione sia originata dalle problematiche di trasporto legate alla pandemia. Disinfezioni di magazzini, container etc. che prima non venivano fatte . Queste vengono fatte con questo principio attivo che non veniva ricercato nelle analisi utilizzate per verificare l’assenza di contaminanti chimici dei prodotti  biologici, perché in precedenza non era utilizzato".
 
"Noi prendiamo molto sul serio la qualità e la sicurezza alimentare dei nostri prodotti - scrive Pastificio Fiorentino - La curcuma proviene da agricoltura biologica, ma purtroppo dato che in Italia non è prodotta, è di origine extra UE. La sua accidentale contaminazione (si pensa sia avvenuta durante le fasi di confezionamento o di trasporto, anche per prevenire contaminazioni da Covid, dato che il composto è anche un’antivirale) si presume ad una concentrazione estremamente bassa.  Questo composto infatti viene adoperato anche in Italia per la sterilizzazione dei dispositivi medici. Tale ingrediente nel prodotto finito è presente nella misura del solo 2%, dunque, presumibilmente, la concentrazione del contaminante nel prodotto finito sarà a valori bassissimi, non rilevabili nemmeno strumentalmente. Inoltre la fase di essiccazione della pasta, anche se a bassa temperatura ma protratta per circa 20 ore permette a questo composto di volatilizzarsi. Anche la modalità di consumo della pasta, che viene cotta in acqua in ebollizione per oltre 5 minuti con un quantitativo di acqua 10 volte superiore al peso del prodotto  determina la ragionevole certezza che il prodotto non rappresenta un rischio per la salute del consumatore". 

"Ciò nonostante, riteniamo corretto, attenendoci al principio di massima cautela, ritirare il prodotto in oggetto, proprio per i valori che stanno alla base della nostra azienda".
 
"Proprio perché la curcuma comunque è biologica il livello di contaminazione riscontrato è basso, dato che non coinvolge infatti la sua fase di coltivazione, né di prima trasformazione. Si presume come già affermato che sia stata una conseguenza dannosa dello zelo applicato da che dall’India, prima di entrare nella Comunità Europea dove questa sostanza tossica è vietata, l’ha immagazzinata, trasportata e confezionata per prevenire anche contaminazioni da covid", scrive il produttore che precisa che il prodotto oggetto del provvedimento "non è presente nella grande distribuzione" e "viene ritirato in via cautelativa per una probabile contaminazione da ossido di etilene che riguarda l’ingrediente curcuma presente nel prodotto nella misura del 2%".

Il marchio sottolinea di fare "della sicurezza alimentare uno dei principi cardine; Produciamo oltre 50 referenze di pasta di legumi e per scelta utilizziamo dove possibile solo materie prime italiane biologiche proprio per non incorrere in questi problemi, scegliendo i sistemi di produzione che salvaguardano il più possibile le qualità nutrizionali delle materie prime". 

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