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Il Lazio sospende i primi cento medici no-vax. E i numeri potrebbero essere più alti

Antonio Sbraga
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II cento "pass". Nella Regione Lazio non diventeranno "green", infatti, i certificati di almeno un centinaio di operatori sanitari che non hanno ancora adempiuto all’obbligo vaccinale. Così ha quantificato l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato: «C’è una legge dello Stato che stiamo applicando, parliamo del 2-3 per cento del personale che oggi stiamo monitorando. Parliamo di un centinaio di persone non vaccinate tra il personale sanitario del Lazio. Ogni Asl sta esaminando i singoli casi, mandando le note ai singoli interessati di vaccinarsi o verrà avviata la diffida, il cambio di mansione e il licenziamento dove ci sono situazioni immotivate».

 

Ma i conti non sembrano tornare, considerato che sono già 31 gli operatori sanitari sospesi dalle prime delibere approvate da tre aziende sanitare e ospedaliere (che però sono complessivamente 18 nel Lazio): 19 all’Asl Viterbo, 10 all’Asl Roma5 e 2 all’Asl Frosinone. Nell’azienda ciociara «su oltre 4.000 dipendenti, la componente sanitaria che non si è sottoposta alla vaccinazione è stata di circa 30 unità». Però al momento ne sono stati sospesi solo 2 senza stipendio, con altri 8 che rischiano la decurtazione conseguente al cambio di mansione (si deciderà tra mercoledì e giovedì). Per i restanti, invece, «la Asl ha completato l’istruttoria relativa ai sanitari che non si sono vaccinati per motivi certificati e ha provveduto alla ricollocazione di 22 sanitari- anche a tutela di loro stessi - in attività di telelavoro compatibili con le mansioni da poter svolgere a distanza, senza entrare in contatto coi pazienti e senza interagire direttamente coi propri colleghi. Si occupano di programmi molto utili come contatto di persone fragili relativamente al programma di prevenzione delle ondate di calore, richiamo programmi screening, attività di prenotazioni CUP e attività di retrosportello. In settimana, si procederà con le ulteriori sospensioni laddove non vi saranno nuovi vaccinati», avverte il direttore generale dell’Asl ciociara, Pierpaola D’Alessandro.

 

L’Asl di Viterbo, la prima del Lazio a sospendere gli operatori non vaccinati, è anche quella che ne conta di più: dai primi 11 ora sono diventati 19 «fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021». Rimarranno «senza retribuzione, né altro compenso o emolumento» come i 10 operatori sanitari sospesi dall’Asl Roma 5 di Tivoli. Ma non è che l’inizio perché, stando almeno a quanto prevede il sindacato dei medici di famiglia, la Fimmg Lazio, «nelle prossime settimane sono attesi nuovi provvedimenti di sospensione da parte di tutte le aziende sanitarie locali: ancora sono pochi i provvedimenti messi in atto e la Regione Lazio è in forte ritardo».

 

Il sindacato, infatti, rivela che «a detta dell’assessorato i sanitari sono circa 3000 che hanno ricevuto la lettera dalle Asl di appartenenza, con cui venivano invitati a fornire spiegazioni sulla mancata vaccinazione». Secondo l’ultimo report settimanale del commissario Figliuolo, invece, il Lazio è maglia nera nazionale per il numero di dipendenti sanitari che non hanno ancora completato il ciclo vaccinale (lo ha fatto solo l’86,70%, 8 punti in meno della media nazionale del 94,52%). Da ieri, invece, l’Asl Toscana Centro ha sospeso dal servizio 110 tra medici, infermieri e oss.

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