Il sonno della Regione genera mostri informatici, «mal programmati e scoordinati, con costi aggiuntivi necessariamente ridondanti». Al punto che sui «costi del sistema informatico del consolidato sanitario nel Lazio per gli anni 2018 e 2019» è stato registrato «un aumento dell’11,10%» (da 90 milioni a oltre 100 milioni di euro). Così la Corte dei Conti 10 giorni prima dell’assalto-hacker, il 21 luglio ha pesantemente bacchettato l’ente nella relazione sulla «gestione dei servizi informatici nel sistema sanitario della Regione Lazio negli anni 2018-2019». Nella quale si scopre che solo nel «II semestre 2019 la società Lazio Crea» ha attuato il progetto «Sicurezza sistemi infrastrutturali-cybersecurity: avvio attività attinenti la sicurezza». Il 4 novembre 2019 è stato inaugurato il nuovo Data Center regionale, realizzato con un investimento di 25 milioni di euro di fondi FESR 14-20: «Questo è un salto nel futuro, è il più moderno data center italiano che diventa la casa della banca dati di tutto ciò che è utile per migliorare la qualità dei servizi ai cittadini. È una figata - esultò allora il governatore Nicola Zingaretti - fatta nella pubblica amministrazione, per distruggere il rischio che l’innovazione arrivi sempre in ritardo: il Lazio è una delle locomotive d’Italia e grazie a questa innovazione assoluta si proietta nel futuro e arriva prontissimo all’appuntamento della rivoluzione digitale».
La verità sugli hacker del Lazio: così Nicola Zingaretti si è fatto fregare i dati in 2 mesiAppena 21 mesi dopo, invece, la rivoluzione «russa», spenta da un attacco pirata forse d’oltre cortina. Ma già i magistrati contabili avvertivano che «emerge, oltre alla necessità di utilizzo più razionale dei programmi esistenti, quella, a monte, di acquisti più consoni alle esigenze specifiche del settore, da esplicitare con chiarezza al fornitore, previa approfondita conoscenza delle caratteristiche di ciascun prodotto che, di norma, contiene in sé rilevanti potenzialità». Perché è stata rilevata «l’esistenza, su un medesimo tipo di prodotto, di una pluralità di differenti programmi e di sviluppi applicativi, oltre che di diverse ditte fornitrici dei software, dell’assistenza e della manutenzione. Tale variegata presenza è sintomo di scarso grado di colloquio tra le aziende sanitarie». E lo «stato di non completo governo e di limitato controllo unitario del settore (con conseguente anomala dipendenza dai fornitori di software e di assistenza) emerge dalla frequente sostituzione, da parte di alcune aziende, dei propri programmi e/o delle relative applicazioni», sottolinea la Corte.
“Regione Lazio e Zingaretti inadeguati”. Il M5S rilancia il dossier della Corte dei Conti dopo l’attacco hacker: gestione a casaccioAvvertendo la Regione che «tale frequente aggiornamento confligge con le dichiarazioni di alcuni enti sanitari. Si raccomanda, pertanto, in attesa della realizzazione di una più pregnante presenza della Regione Lazio nella fase di coordinamento degli acquisti, una attenta verifica di ogni scelta di approvvigionamento». Perché, conclude la Corte, «in merito allo stato di attuazione e funzionamento dei programmi e infrastrutture informatiche condivise tra la Regione e gli enti del SSR, inclusa la partecipazione della società LAZIOCrea, si rileva che l’impiego unitario delle stesse non impedisce l’acquisto, da parte di ciascuna azienda, di moduli sovrapposti a quelli regionali, che risultano però mal programmati e scoordinati, con costi aggiuntivi necessariamente ridondanti».
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