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“Vaccino dai 6 anni e terza dose”, la previsione dell'immunologo Le Foche e l'imminente ritorno alla normalità

“Spero che si possa partire anche dai sei anni. La vaccinazione è importante per portare i ragazzi a scuola in sicurezza. E poi perché anche loro possono manifestare una malattia severa e rappresentare un serbatoio di contagio per i nonni. Dobbiamo mettere in campo una vaccinazione planetaria”, queste le parole di Francesco Le Foche nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, giovedì 29 luglio. Una posizione chiara quella dell’immunologo del Policlinico Umberto I di Roma che accoglie con grande entusiasmo il recente via libera dell’Aifa (agenzia italiana del farmaco) all’uso del vaccino Moderna (che si aggiunge a Pfizer) nei ragazzi dai 12 ai 17 anni. 

 

 

Le Foche che fa sapere: “Siamo oggi di fronte a due pandemie, una è quella dei non vaccinati che, appunto, possono andare incontro a una malattia severa; l’altra riguarda i vaccinati che sono protetti dalle forme gravi ma che, in una piccola percentuale di casi, possono contagiarsi, eventualmente sviluppare qualche lieve sintomo, e possono trasmettere il virus ad altri”. L’unica strada maestra, dunque sarebbe il vaccino esteso alla maggior parte della popolazione per evitare l’emergere di nuove varianti che potrebbero minare i traguardi finora raggiunti della campagna vaccinale. “Il vaccino non solo mette al riparo il singolo dalla malattia grave, ma riduce la circolazione del virus nella popolazione e, quindi, l’emergere delle varianti”, spiega Le Foche. Alla domanda sui possibili effetti collaterali, ha riposto che la proteina spike contenuta nel farmaco non ne può provocare, poiché “viene subito captata dal sistema immunitario, stimolando la produzione di anticorpi e attivando le cellule della difesa immunitaria”. Mentre riguardo il famigerato “mix di vaccini”, l’esperto ha confermato che “una seconda dose di vaccino diversa dalla prima ne aumenta l’efficacia ed è una garanzia per l’immunizzazione”. Sull’ipotesi di un terzo richiamo di vaccinazione, l’immunologo si è espresso così: “Verosimilmente sì per le persone che assumono farmaci immunosoppressivi, per i trapiantati e per persone con patologie particolari (come malattie autoimmuni o patologie infiammatorie croniche) in cui la risposta al vaccino può essere ridotta”.

 

 

Infine, la previsione per il prossimo autunno: “Se vaccineremo almeno l’80-85 per cento della popolazione, possiamo pensare di ritornare a una quasi normalità. Oltre ai vaccini dovremo pensare anche a utilizzare bene gli anticorpi monoclonali, soprattutto nelle persone fragili, non vaccinate o anche vaccinate, con altre patologie e quindi candidate a malattia severa, quando si infettano”.