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Tagadà, "AstraZeneca, la seconda dose con Pfizer sicura". Parla il braccio destro di Speranza

Giorgia Peretti
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“Decisione su AstraZeneca presa al di là della morte della giovane Camilla Canepa”. Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa risponde così "interrogato" negli studi di Tagadà. Il talk di approfondimento di La 7, condotto da Alessio Orsingher - sostituto di Tiziana Panella - ospita il sottosegretario del ministro Roberto Speranza. Il tema in discussione sono le nuove disposizioni in merito alla vaccinazione eterologa. Tra la cacofonia iniziale nelle dichiarazioni degli esperti circa la somministrazione della seconda dose del vaccino anti Covid fa capolino la direttiva del Cts e del ministro. Via al richiamo con i vaccini ad mRNA, blocco parziale di AstraZeneca per i soggetti sotto ai 60 anni.

Una decisione, secondo molti scienziati, dettata dalla tempesta emotiva pubblica scaturita dalla morte di Camilla Canepa, la giovane deceduta a Genova dopo aver aderito all’open day della sua città. Di diversa opinione è il sottosegretario Costa che su domanda del conduttore, ribadisce la natura scientifica della decisione: “La politica si è presa la responsabilità di fare delle scelte. Occorre dire che le scelte sono state fatte sulla base di indicazioni scientifiche".

Le avreste prese comunque se non ci fosse stato il caso AstraZeneca di Camilla? – incalza il conduttore. “Assolutamente sì, non dobbiamo pensare che siano scelte prese sull’onda dell’emotività. Dobbiamo manifestare estrema fiducia nella scienza e nella comunità scientifica” poi continua: “Le scelte politiche che facciamo seguono la base scientifica, anche le ultime decisioni sono il linea con quanto riferito dall’Aifa (agenzia italiana del farmaco nda)”.

Infine, si evidenzia il cambiamento della situazione pandemica attuale, Costa specifica che la scelta di ridurre al minimo il rischio di eventi avversi è una risposta di buonsenso: “Siamo passati da una situazione in cui i giovani erano il grande rischio che veicolava il virus agli anziani. Nel momento in cui queste categorie sono in sicurezza e se possiamo ridurre quel piccolo fattore di rischio nei più giovani è una riflessione di assoluto buonsenso”. Sulla necessità del vaccino ai più giovani: “Il virus circola ancora, il pericolo non è ancora debellato quindi per arrivare all’immunità della comunità serve l’80 % di persone vaccinate, quindi, è chiaro che la vaccinazione è importante anche per i più giovani", conclude Costa.

 

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