panico varianti

Le varianti fanno riparte la giostra dei virologi tv. Galli, Ricciardi, Crisanti in coro per il lockdown

Il consulente del ministro Roberto Speranza ha dato il via. È ripartita la giostra in tv dei virologi, a partire dai più intransigenti, il partito del lockdown. "Siamo d’accordo che vorremmo riaprire tutto quello che si può aprire. Però io mi ritrovo ad avere il reparto invaso da nuove varianti, e questo riguarda tutta quanta l’Italia e fa facilmente prevedere che a breve avremo problemi più seri", ha detto Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano a Mattino 5. 

 

"Questa è la realtà - aggiunge - attorno alla quale è inutile fare ricami", attacca l'infettivologo in collegamento. Il fatto è che le varianti "non ce le siamo inventate noi. Ci sono e sono maggiormente contagiose, quindi vuol dire che hanno maggiore facilità a diffondersi in determinate condizioni che non sono situazioni da ritenersi sicure. Presto avremo problemi più seri".

 

Ma serve un nuovo lockdown rigoroso come quello disposto per tutta Italia nel marzo scorso? "Le avvisaglie" di come sta evolvendo l’epidemia di Covid-19 nella Penisola "vengono guardando semplicemente un pochino al di là del nostro naso vedendo che cosa è successo e sta succedendo negli altri Paesi europei, e considerando che ci sono queste nuove varianti, piaccia o no". "Non possiamo metterci a un tavolo e fare una trattativa politica o sindacale con il virus. Il virus segue le sue regole e le sue modalità di diffusione". Quanto alle polemiche nate dopo le dichiarazioni di Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, per Galli "è chiaro che chi, compreso il sottoscritto, vi dice che ’attenzione bisogna chiudere di più’ può correre il rischio di esagerare nel fare queste affermazioni. Ma il rischio di esagerare, ahimé - ha ammonito l’infettivologo - è inferiore alla probabilità di avere purtroppo, per l’ennesiama volta, ragione".

 

Le varianti fanno paura e la loro diffusione è già avanzata. E così il partito del lockdown cresce. "Se avessimo fatto il lockdown a dicembre e poi ora il controllo delle varianti, noi oggi avremmo gli impianti" sciistici "aperti probabilmente". Ne è convinto il virologo Andrea Crisanti. Per l’esperto, "è stata una sfortuna che la decisione" di prorogare lo stop di queste attività "sia stata presa con così poco anticipo. Io - ha spiegato ad ’Agorà’ su Rai3 - sono il primo che ha sempre detto che ci vuole trasparenza e che bisogna dire le cose con largo anticipo per prepararsi. Però è anche vero che abbiamo saputo per la prima volta che la variante inglese aveva un’incidenza del 17-18% 5 giorni fa, perché finalmente 5 giorni fa è stato fatto il primo campionamento a tappeto in Italia ed è chiaro che una percentuale del 17-18% non poteva essere ignorata".

Ma, ha aggiunto, "teniamo presente che questo è stato fatto per il bene degli italiani, non contro qualcuno. L’agenda qui la detta il virus, se a un certo punto la variante inglese è al 17%, che dobbiamo fare se lo abbiamo saputo 5 giorni fa? Dovevamo mantenere gli impianti aperti per fare in modo che si diffondesse e arrivasse al 30-40% con centinaia di morti?", ha provocatoriamente domandato il direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia dell’ateneo cittadino.

 

"Un lockdown sarebbe stato necessario sotto Natale - ha ribadito Cristanti - Se lo avessimo fatto, non avremmo le varianti al 20% e potremmo programmare questo periodo in maniera completamente diversa. Se non c’è trasmissione, non c’è diffusione delle varianti, quindi avremmo potuto tranquillamente evitare di arrivare a questo punto".

Per il virologo Fabrizio Pregliasco, intervistato dalla Stampa  il lockdown generalizzato "è la soluzione più efficace. Ma anche la meno sostenibile, con la rabbia sociale che cresce. Si potrebbe procedere sia prevedendo parametri più rigorosi per l’accesso alle varie fasce di colore, che misure più rigide. L’altra opzione sono gli interventi chirurgici, come le zone rosse già proclamate a fronte dei focolai di varianti in Umbria ed Abruzzo. Il lockdown generalizzato lo userei solo come ultima ratio".