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'Trasmissione verticale da madre nel 30% di infezioni neonatali'

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Roma, 19 ott. (Adnkronos Salute) - "Siamo partiti da una fase in cui il messaggio era che il Covid non riguarda i bambini, ma si è trattata di un'affermazione sbilanciata che avremmo potuto e dovuto evitare, preferendo invece dire 'non sappiamo se e in che misura la nuova malattia interessa i bambini'. Oggi sappiamo con certezza che il Covid pediatrico esiste eccome, e altrettanto persino quello neonatale. Certamente le forme gravi-critiche sono meno frequenti che nell'adulto, ma esistono". A dirlo è Daniele De Luca, direttore della Divisione di Neonatologia all'università Paris-Saclay e presidente eletto della Società europea di terapia intensiva pediatrica e neonatale (Espnc), che ha pubblicato su 'Nature Communication' due studi su Covid e terapie per i più piccoli.

Dei risultati delle due pubblicazioni De Luca ha parlato nel suo intervento nel secondo weekend del 74° Congresso nazionale degli anestesisti Siaarti ('I Care2020: Tecnologia e umanizzazione nell'era del Covid.19', www.icarecongress.com), incentrato sul tema dell'impatto del nuovo coronavirus sulle emergenze pediatriche e neonatali. Giorgio Conti, direttore dell'Unità operativa complessa Terapia intensiva pediatrica e Trauma center pediatrico del Policlinico Gemelli di Roma, ha sottolineato che "le evidenze scientifiche disponibili indicano infatti come nei pazienti pediatrici l'infezione causata da Sars-CoV-2 si manifesti con un andamento clinico più favorevole rispetto all'adulto", tuttavia l'infezione in alcuni casi può comportare lo sviluppo di complicanze o forme cliniche peculiari e potenzialmente molto gravi, ha precisato.

"I bambini colpiti da Covid-19 - continua Conti - possono richiedere un elevato livello di cure intensive. Per tutti questi motivi, anche alla luce di un probabile aumento della circolazione virale nel mondo pediatrico, correlata almeno in parte anche con la riapertura delle attività scolastiche, la Siaarti non poteva escludere un argomento di così grande interesse sociosanitario dai trending topics del suo congresso nazionale".

Nel suo intervento De Luca, alla luce degli studi pubblicati, ha provato a rispondere alle domande "cosa abbiamo imparato e cosa dobbiamo imparare" in periodo emergenziale sul trattamento accurato dei pazienti più piccoli? "I nostri studi hanno espresso una parola definitiva sull'infezione da Sars-CoV2 nel neonato. Si pensava impossibile la trasmissione - ribadisce - ma purtroppo non e così: nella metanalisi che abbiamo realizzato su 176 casi registrati in tutto il mondo, il 30% di questi bambini è infettato verticalmente, il 70% orizzontalmente da genitori e caregivers".

I risultati principali degli studi dello specialista, firmati da un team composto anche da suoi collaboratori italiani a Parigi, indicano che l'infezione ha caratteristiche simili a quelle riscontrabili in adulti: la metà dei soggetti infatti è asintomatica, l'altra metà presenta invece sintomi respiratori, neurologici, cardiovascolari. La metanalisi indica che la mancata separazione tra bambino e madre - ove questa sia sintomatica e quindi particolarmente infettiva - aumenta significativamente il rischio di infezioni: una certa separazione non va dunque vista come un tabù, ma come una misura temporanea, limitata e di buon senso. In alternativa, ove impossibile il distanziamento, sarà necessario rinforzare l'uso dei dispositivi di protezione e le misure igieniche nell'assistenza ai bambini anche per possibili conseguenze successive.

"Abbiamo poi imparato che la trasmissione verticale (da madre a neonato) esiste e questa - che era una trasmissione negata inizialmente - oggi rappresenta il 30% delle infezioni neonatali e i nostri lavori a Parigi lo hanno dimostrato. E ancora: abbiamo appreso che, dopo l'infezione, in ritardo ci può essere nel bambino una forma di sindrome infiammatoria multisistemica che può estrinsecarsi in vari modi, dalla vasculite simil-kawasaki, alla miocardite acuta alla sindrome da attivazione macrofagica. Per concludere, direi che ciò che abbiamo imparato maggiormente è la necessità di una grande prudenza sia nelle affermazioni che nella presa in carico dei pazienti".

La parte finale dell'intervento di De Luca alla sessione del Congresso Siaarti è stata incentrata su quello che ancora dobbiamo imparare. "Nel mondo pediatrico e neonatale - ha spiegato - per caratteristiche intrinseche e per la scarsità dei casi, è più difficile condurre trial randomizzati: per questo non abbiamo ancora dati di alta qualità e squisitamente pediatrici per quanto riguarda le terapie e il follow-up di questi pazienti".

"Non abbiamo ancora capito, ad esempio, se i bambini più piccoli (neonati o lattanti) sono maggiormente a rischio di forme gravi rispetto ai bimbi più grandi perché ci sono dati discordanti su questo punto, anche se la logica lo vorrebbe. Per questo un registro internazionale, Epicentre Espnic, è stato lanciato dalla European Society for Pediatric and Neonatal Intensive Care per rispondere a queste domande e avere dati epidemiologici certi sulla malattia in età pediatrica e neonatale. Oltre 100 centri nel mondo vi stanno partecipando e speriamo di avere presto dati conclusivi".

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