Alluvione Nepal-Tibet, oltre 633 morti e quasi 3.000 dispersi
Nuwakot, 29 ago. (askanews) - Auto bloccate, edifici sommersi, persone che camminano tra detriti e acqua torbida. È quello che rimane dopo la piena improvvisa che mercoledì ha travolto le valli al confine tra Nepal e Tibet.
Il bilancio continua ad aggravarsi. In Nepal sono morte 626 persone e oltre 2.400 risultano disperse. Sul versante tibetano le autorità cinesi hanno riferito di sette vittime e più di 550 persone mancano all'appello.
Restano tre gli italiani dispersi nella zona di confine colpita dalle inondazioni, mentre la Farnesina continua le verifiche per accertare che non vi siano altri connazionali coinvolti.
Le squadre di soccorso cercano sopravvissuti lungo circa 80 chilometri di vallate devastate. Secondo le Nazioni Unite, circa 30mila membri delle forze di sicurezza nepalesi sono stati mobilitati. Più di 3.700 persone sono state tratte in salvo, alcune dopo essere rimaste intrappolate nel tunnel di un progetto idroelettrico in costruzione.
Le prime 48-72 ore dopo un disastro naturale sono di solito decisive per trovare persone ancora vive, ma le operazioni sono rallentate da strade distrutte, comunicazioni interrotte e aree ancora isolate. La Croce Rossa stima che circa 93mila persone abbiano bisogno di assistenza.
Tra i dispersi ci sarebbero anche molti pellegrini diretti o di ritorno dal monte Kailash, vetta himalayana considerata sacra da quattro religioni.
Ora preoccupa anche il rischio di nuove inondazioni: alcuni laghi formatisi dopo la frana potrebbero tracimare e riversare altra acqua nelle vallate già devastate.
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