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Ombre sul nostro calcio. Così si comincia male

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Troppi interrogativi aperti sul caso arbitri: urge una riflessione. Perché tanto silenzio su Butti, Viglione e dintorni?

Daniele Capezzone
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Il calcio italiano si prepara a ripartire con una nuova stagione, ma alcuni nodi della governance arbitrale e organizzativa continuano a sollevare pesantissimi interrogativi. Dopo l’inchiesta della Procura di Milano della primavera 2026, che ha coinvolto figure come l’ex designatore Gianluca Rocchi e altri addetti ai lavori, il dibattito pubblico sembra essersi rapidamente spento? O meglio: è giustamente acceso sui social, dove i tifosi ne discutono, ma la spina è stata staccata dai grandi media. Per questo Il Tempo ha deciso di rompere il silenzio.

Al centro delle attenzioni ci sono state le intercettazioni che hanno riguardato, tra gli altri, Andrea Butti, responsabile dell’Ufficio Competizioni della Lega Serie A. Rocchi, in alcune conversazioni, lo ha definito in termini di tifoso, interpretando certi suoi commenti come battute legate alla passione per l’Inter. Butti è stato ascoltato come persona informata dei fatti, in un contesto di audizioni che hanno toccato anche designazioni e rapporti tra Lega e AIA. L’inchiesta si è poi conclusa con archiviazioni, senza riscontrare un «sistema strutturato» di interferenze penalmente rilevanti?

Parallelamente, Giancarlo Viglione, avvocato e responsabile dell’Ufficio Legislativo della FIGC, figura da anni come uno dei dirigenti più influenti della federazione. Coordinatore di riforme del Codice di Giustizia Sportiva e punto di riferimento istituzionale, è stato sentito in Procura nell’ambito della stessa indagine, fornendo chiarimenti sul quadro normativo. La sua posizione, sempre descritta come tecnica e di supporto al sistema federale, non ha portato a contestazioni personali di rilievo.
?Ma è ovvio che anche su di lui ci sia inevitabilmente un grande dibattito.

Un altro elemento che ha generato discussione è il Premio Giovanni Mauro assegnato dall’AIA a Federico La Penna come miglior arbitro della stagione. La Penna ha diretto, tra le altre, la sfida Inter-Juventus, partita che ha sollevato furiose polemiche (in particolare sull’episodio Bastoni-Kalulu). Il riconoscimento è arrivato per il complesso della stagione, ma ha riacceso il dibattito su criteri di valutazione e percezione di imparzialità? Vogliamo fingere che la discussione non ci sia?

Sul fronte calendari, spetta proprio a Butti e al suo ufficio la gestione tecnica del sorteggio e della programmazione delle gare. Che il designatore Rocchi abbia usato espressioni colorite su Butti non costituisce di per sé una tragedia, ma ha alimentato riflessioni sul necessario distacco tra ruoli istituzionali e passioni personali.
Ma, come dicevo, la cosa più grave è il silenzio: dopo i primi giorni di clamore, l’attenzione è calata. Come spieghiamo questo mutismo generale?
Prudenza garantista? Attesa di nuovi sviluppi giudiziari?

Semplice volontà di voltare pagina in vista del nuovo campionato? La Procura di Milano ha archiviato gran parte delle posizioni, distinguendo tra condotte discutibili e reati dimostrabili. Nessuna figura di club è risultata coinvolta in modo diretto?

Ma in un contesto come quello del calcio italiano, dove trasparenza efiducia sono fondamentali per la credibilità del prodotto (e non si tratta certo di beni esistenti in abbondanza), sarebbe utile un maggiore approfondimento pubblico sui meccanismi di designazione, sulla formazione degli arbitri e sui controlli incrociati tra Lega, FIGC e AIA. Non per alimentare polemiche sterili, ma per rafforzare le regole e prevenire malintesi.

Immaginate se ci fosse stata di mezzo la Roma: qualcuno da Nord avrebbe chiamato in causa la politica romana. O se ci fosse stata di mezzo la Juventus: sarebbe stato un pandemonio. E invece stavolta tutti zitti. Come mai?

Il nuovo campionato partirà con le sue regole e i suoi protagonisti.

La speranza è che gli organi preposti lavorino per un sistema sempre più trasparente e più credibile. Qualcuno ci rifletterà?

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