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Lazio, altro che aumento di capitale. I conti non tornano

Le dichiarazioni di Lotito a dicembre sulla tenuta economica analizzate dagli esperti di bilancio: la realtà è diversa dalle parole

Daniele Rocca
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Terza puntata del nostro percorso tra le dichiarazioni rilasciate da Claudio Lotito il 15 dicembre scorso, alla cena di Natale. Come sempre, mettiamo le sue parole a confronto con i numeri e i fatti arrivati dopo. Oggi cinque punti, i più densi. Domani l'ultimo appuntamento chiuderà la serie.


L'OTTANTA PER CENTO ROVESCIATO
La previsione centrale del video: l'ottanta per cento delle squadre in difficoltà, diverse impossibilitate a fare mercato. Sette mesi dopo le tre società fuori parametro hanno ripianato con interventi della proprietà, il Como da solo con 110 milioni, e 19 squadre su 20 operano senza limitazioni; l'unica con problemi è la Lazio. Che lo ha certificato da sola con il comunicato ufficiale del 12 giugno: ricevuta la verifica della Commissione indipendente, tesseramenti solo nel rispetto dell'art. 90, comma 4, lettera A) delle NOIF, la norma del saldo zero. La soglia dello 0,7, in vigore dall'estate, l'ha fissata il Consiglio Federale del 30 aprile 2025, comunicato ufficiale FIGC 292 del 9 maggio. Dentro quell'estate c'è anche la cifra che rovescia l'argomento dei centoquindici milioni.


IL CLUB CHE NON AVEVA BISOGNO DI CAPITALE
A dicembre la domanda sull'aumento di capitale fu liquidata con lo scostamento da 3,1 milioni e i 115 che nessuno avrebbe messo «su una società che non ha bisogno di capitalizzazione». La linea era già fissata nel 2014, quando, nell'intervista del decennale al Guerin Sportivo, Lotito dichiarava di non fare aumenti di capitale «per rispetto dei tifosi». A giugno per sbloccare il mercato bastavano 19,5 milioni, e la finestra del 30 giugno è scaduta senza il versamento, condannando finora la Lazio al saldo zero. Nel frattempo Monza e Sassuolo annunciavano le ricapitalizzazioni e, secondo Il Messaggero (testata che lo stesso Lotito ha usato come voce per la sua lettera ai tifosi), non smentito, la stessa proprietà biancoceleste valutava tra le opzioni un aumento di capitale, come fatto da altre società. Sette mesi dopo l'aumento di capitale era quindi diventato un'ipotesi di lavoro anche a Formello, del resto la via maestra prevista dalle NOIF: tra le modalità di copertura dell'eccedenza che consentono la revoca del provvedimento figurano versamenti in conto futuro aumento di capitale, aumento di capitale in denaro, versamenti a copertura perdite e finanziamenti soci postergati e infruttiferi. Il motivo per cui il parametro continua a mancare sta nei ricavi.


IL DENOMINATORE FERMO
Serie ufficiale del valore della produzione, esercizi al 30 giugno: 164,74 milioni nel 2021, 135,25 nel 2022, 148,33 nel 2023, 193,23 nel 2024, 143,49 nel 2025. La retta dei minimi quadrati ha pendenza di 1,55 milioni l'anno con R² pari a 0,011: in pratica nessuna crescita, una media ferma a 157, l'unico scarto prodotto dalla Champions. Con un costo del lavoro allargato tra 125 e 130 milioni, la soglia 0,7 richiede ricavi tra 178,6 e 185,7; sulla retta nominale ci si arriva tra il 2037 e il 2042, escludendo l'anno Champions la pendenza diventa negativa e non ci si arriva. Il primo semestre 2025-26 è chiuso a 54 milioni, meno 35 per cento: anche replicando per intero il secondo semestre precedente, l'esercizio si fermerebbe attorno a 110. Nel conteggio federale le plusvalenze entrano nel denominatore solo come media triennale: per spostare il parametro servirebbero cessioni come quelle di gennaio ripetute ogni anno. La composizione di quei ricavi spiega perché la retta non sale.


DUE TERZI DA UNA VOCE SOLA
Sul bilancio 2025 diritti tv e concessioni valgono 94,47 milioni, contro 18,51 di sponsorizzazioni e 2,36 di merchandising: il 66 per cento da una voce sola, il 14,5 dal commerciale, senza uno sponsor principale di maglia al settembre 2025. Il Milan incassa dal solo commerciale 152,3 milioni, la Roma era a 70 già nel 2023-24. L'unica leva di crescita rimasta è la qualificazione Champions, e la stagione si è chiusa al nono posto. Sull'altra voce di prossimità, il pubblico, pesa la piazza allontanata da comportamenti e parole di Lotito.


IL CONTO DELLA CONTESTAZIONE
Terza estate consecutiva di protesta: il tifo organizzato, seguito dalla totalità della tifoseria, ha formalizzato la diserzione dell'Olimpico per il 2026/27, niente abbonamenti, biglietti solo per i due derby, boicottaggio di piattaforme e merchandising, dichiaratamente contro tutto ciò che porta denaro alla società e al suo presidente. I numeri: 29.918 tessere nel 2025-26, campagna nuova a rischio e stima di un buco fino a 20 milioni, con la quota tv scesa a circa 51,7 milioni dai 55,7 precedenti, perché la ripartizione pesa anche l'affluenza, e circa otto milioni a rischio dai soli abbonamenti. Ogni punto di protesta riduce il denominatore del parametro, e il denominatore ridotto stringe ulteriormente il saldo zero. La base è già minima, e l'unico contratto pesante degli ultimi anni è in bilico: Polymarket, main sponsor da aprile con un'intesa che supera i 22 milioni di dollari complessivi, è stato reinserito il 10 luglio dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli tra i siti inibiti, con blocco dal 27 luglio e un esposto in arrivo alla Procura di Roma. Il controvalore è di circa 19 milioni di euro, metà dell'intera voce commerciale: l'oscuramento non estingue il contratto, ma tra legge 401 del 1989 e Decreto Dignità la permanenza del marchio sulle maglie è in dubbio. Gli effetti sul mercato hanno già un nome e una data.

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