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Sarri: Lazio provaci, voglio la finale

Daniele Rocca
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C’è una notte che vale più delle altre. Anche se Maurizio Sarri prova a togliere pressione: «Una definizione tipicamente giornalistica». La chiama così, rispondendo a chi parla di partita che salva la stagione. Eppure, al di là delle etichette, la semifinale di ritorno di Coppa Italia contro l’Atalanta ha un peso specifico evidente: si riparte dal 2-2 dell’andata e stasera in palio c’è un posto in finale. Sarri lo sa, ma non si lascia trascinare dalla narrativa. «Non ce n’è una che salva la stagione», chiarisce, riportando tutto sul piano tecnico. La sua Lazio arriva a Bergamo con segnali incoraggianti, soprattutto dopo la prova di Napoli, ma senza certezze assolute. Il tema centrale resta sempre lo stesso: la continuità. «È stato un difetto per tanto tempo, stiamo cercando di toglierlo», ammette, sottolineando come la sosta abbia interrotto un momento positivo proprio sul più bello. La sensazione è che la gara si giocherà su dettagli sottili, anche perché l’avversario presenta caratteristiche ben definite. L’Atalanta, per Sarri, ha tratti simili al Napoli per intensità e capacità di attaccare gli spazi, ma resta una squadra con identità propria. «Ha situazioni che la rendono famosa in tutta Europa», spiega, riferendosi soprattutto alle catene laterali e ai movimenti «da quinto a quinto». 
Da qui nasce una riflessione più ampia sulla crescita della Lazio, spesso etichettata come squadra da contropiede. Un’idea che Sarri respinge con decisione: «Si raccontano cose non vere. Siamo migliorati molto nel palleggio». La sua squadra, oggi, cerca equilibrio tra costruzione e verticalità, senza rinnegare i propri principi ma adattandoli alle caratteristiche dei giocatori.  Il vero nodo riguarda però le condizioni fisiche. Non tanto gli assenti, quanto i «quasi recuperati», come li definisce Sarri: «Tra la guarigione clinica e la prestazione agonistica ci sono 25 giorni di differenza». Tradotto: diversi giocatori sono disponibili, ma con autonomia limitata. Il caso più emblematico è quello di Daniel Maldini, alle prese con una tendinopatia che alterna momenti di tregua a fasi più fastidiose. «Oggi sembra meno infiammato, ma non so quanto può giocare», spiega il tecnico. Una variabile che incide direttamente sulle scelte offensive, dove Noslin, Dia e lo stesso Maldini si contendono il ruolo centrale. A rendere tutto più complesso è l’incognita della durata della partita. Supplementari e rigori non sono scenari remoti, e Sarri lo sa bene: «Non sappiamo se durerà novanta minuti». 
Per questo la gestione dei cambi diventa strategica, quasi più della formazione iniziale. In questo contesto, anche il fattore ambientale ha avuto il suo peso. La rifinitura di ieri aperta ai tifosi a Formello ha dato una spinta emotiva, pur togliendo un po’ di tranquillità alla preparazione. «Ci ha fatto piacere vedere famiglie e bambini», racconta Sarri, con lo sguardo già rivolto a Bergamo. Non sarà, forse, una partita «salva-stagione» come si usa dire. Ma resta una di quelle notti che possono cambiare la percezione di un’annata. E la Lazio ci arriva con dubbi, soluzioni e una consapevolezza nuova: quella di potersela giocare davvero.
 

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