Caos arbitri, parla Calvarese: “Troppa incoerenza, arbitraggi snaturati dal Var”
Gianpaolo Calvarese, ex arbitro della sezione di Teramo con 157 partite dirette in Serie A dal 2008-2009 al 2020-2021, si sofferma sulle difficoltà degli arbitri italiani.
Qual è il problema più grave nel mondo arbitrale?
«C’è una parola che, più di tutte, fotografa il momento attuale dell’arbitraggio italiano: incoerenza. Non è una questione di singoli errori, né tantomeno di arbitri incapaci o 'scarsi', come spesso si sente dire spesso con troppa leggerezza. Il problema in realtà è più profondo e riguarda la soglia di intervento del Var, uno strumento nato per ridurre l’errore ma che oggi rischia di trasformarsi in moviola».
Quali dovrebbero essere i limiti del suo utilizzo?
«La soglia d’intervento della tecnologia è diventata evanescente, mobile, difficile da decifrare persino per gli addetti ai lavori. Il protocollo parla ancora di "chiaro ed evidente errore", ma la pratica racconta ormai altro. On field review sempre più frequenti, anche su episodi di contatto alla pari, su duelli che fanno parte della fisiologia del calcio. Credo che pesino anche le parole pronunciate dal designatore qualche mese fa: "Meglio una on field review in più che una in meno". Poi Rocchi ha fatto ammenda, correggendo il tiro, ma c'è ancora tanto da fare per arrivare a un corretto utilizzo della tecnologia». In questo clima, l’arbitro di campo - specie se ha cominciato la sua carriera ad alto livello "in epoca VAR" - finisce spesso per attendere. Non decide, rimanda, si affida allo schermo. È un riflesso psicologico comprensibile, soprattutto per i più giovani, ma molto problematico. Arbitrare non significa soltanto conoscere il regolamento, bensì interpretare il gioco, leggerne le dinamiche. La sensibilità calcistica non può essere standardizzata né demandata al solo regolamento».
Si possono superare queste problematiche?
«Il nodo centrale resta la formazione dei Var. Non basta "reimpiegare" arbitri con poche partite di alto livello alle spalle, né affidarsi a procedure prive di profondità tecnica. Servono studio, esperienza, conoscenza autentica del calcio giocato. Altrimenti si spiegano interventi difformi, soglie variabili da una partita all’altra, episodi simili giudicati in modo opposto nel giro di pochi giorni. I casi recenti evidenziano un unico filo conduttore. Il Var che non aiuta, che non accompagna l’arbitro, che talvolta lo smentisce senza una logica riconoscibile. Perché si revoca il rigore ai Viola per una presa di posizione di Piccoli, mentre il Var non interviene per la trattenuta macroscopica e funzionale su Gila? Manca uniformità».
Che futuro c’è per il Var?
«La tecnologia resta indispensabile e irreversibile. Ma senza linee guida granitiche, senza una soglia d’intervento chiara e senza una formazione all’altezza, il Var rischia di snaturare l’arbitraggio invece di migliorarlo. Il calcio non se lo può permettere».
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