
Australian Open, l'extraterrestre Sinner lo fa ancora: è di nuovo campione

Deve essere scoraggiante affrontare Jannik Sinner. I suoi fondamentali e la sua mente sembrano presentare sempre meno punti deboli, e poi è il più abile al mondo in questo momento nel mettere a nudo le fragilità di chiunque ci sia dall’altra parte della rete. Il titolo è difeso, gli Australian Open 2025 sono ancora roba sua. Il numero 1 al mondo si appropria del suo terzo titolo Slam, sempre sulla superficie da lui più amata, battendo Alexander Zverev 6-3, 7-6 (4), 6-3. Sono bastate 2 ore e 41 minuti di partita al fuoriclasse di Sesto Pusteria per scardinare la resistenza incerta del secondo giocatore del ranking, che si pensava potesse insidiare di più con il suo gioco le sicurezze dell’italiano, anche alla luce dei sei precedenti che premiavano il tedesco. Da Australia ad Australia, il cerchio dei 12 mesi irreali di Jannik si chiude con il seguente bottino: 3 Slam, 3 Masters 1000, Atp Finals, Coppa Davis, 2 Atp 500. Discreto no? Ma non è finita qui, perché il ragazzo ha tutte le credenziali per continuare a ridisegnare la storia del tennis e dello sport, sempre più a tinte tricolori.
I primi tre giochi del primo set servono a fiutare le prime sensazioni sul campo, con i primi due giocatori del ranking che si rispettano molto e cercano di scovare il tallone d’Achille dell’altro. Sinner, come di consueto, lo trova prima del suo avversario. Inaspettatamente il rovescio di Zverev, il suo colpo migliore, sente il peso della finale Slam. Ma se è vero che il corpo vive sulle istruzioni del cervello, la tensione del tedesco non fa altro che irrigidirlo. Il quarto game, nel quale Sascha riesce a salvare due palle break grazie all’ausilio del servizio, è solo l’anticamera di ciò che accadrà puntualmente sul 4-3 per l’altoatesino. Zverev si sente messo alle strette e costretto a offendere per primo nel tentativo di non prenderle. Ma non è questo il suo gioco: si incarta e Sinner da predatore qual è diventato nel corso degli ultimi 12 mesi gli soffia il servizio. E chiude con autorevolezza sul 6-3, togliendosi anche la soddisfazione di accaparrarsi un punto a rete con le unghie e con i denti.
All’inizio del secondo parziale Zverev è la quintessenza dell’insicurezza. Le microespressioni facciali durante le lamentele rivolte al suo angolo tradiscono un senso di impotenza. E i suoi colpi riflettono tale percezione. Sinner ha di nuovo due palle break nel terzo gioco, frutto di un paio di dritti a sventaglio che lasciano di sasso il numero 2 al mondo. Solo che Zverev è un campione non per caso, e nel suo copioso arsenale ha l’arma che lo tiene a galla: il servizio. Il 27enne di Amburgo si risolleva psicologicamente a piccoli passi, e l’equilibrio torna a regnare sovrano nella partita. Sinner, dal canto suo, perde un po’ di fluidità nei colpi, ma sotto 5-4 (0-30) nel suo turno battuta, quando la pressione gioca brutti scherzi alla maggior parte dei giocatori del circuito, trova tre prime di servizio micidiali che costringono Zverev a inghiottire almeno per il momento i suoi sogni di gloria. Epilogo inevitabile del secondo set è il tiebreak, conquistato da Sinner grazie al punto thriller più faticoso e spettacolare della partita, con un passante lungolinea di rovescio dopo una serie di corse su e giù per il campo. Il difensore del titolo viene da una serie piuttosto corposa di tiebreak vinti consecutivamente, tre dei quali proprio in questo Australian Open (due con Jarry e uno con Shelton). E questa sua consapevolezza, insieme a una dose nutrita di ‘dea bendata’ convertita in un nastro mortifero e un pezzettino di riga colpito sul dritto vincente del set point, portano Zverev a sfogare la sua rabbia sulle racchette e Sinner a scappare sul 2-0.
La storia si ripete nel terzo e ultimo set della final. Zverev è lì, sempre punto a punto, ma non hai mai la sensazione che potrebbe spuntarla. Merito di Jannik, che gli strappa ancora il servizio nel sesto game, approfittando del dritto poco incisivo e assai falloso del tedesco. L’ultimo punto, il Championship point, è un mix di tutto quello che c’è da ammirare del nostro fenomeno. Palla corta a sorprendere l’avversario e passante fulminante di rovescio. Sinner alza le braccia al cielo, e per un attimo sembra ringraziare sé stesso. Per non aver mollato quando il malessere fisico poteva metterlo alle corde e le mani gli tremavano, agli ottavi contro Rune. Per non aver ceduto alle provocazioni di Kyrgios, e aver accettato di buon grado il tifo contro di Djokovic. Zverev sfoga la sua delusione in un pianto liberatorio, un’altra occasione sfumata, la quarta finale Slam gettata alle ortiche. Ma contro questo Sinner può smettere di colpevolizzarsi. Nessuno può vincere.
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