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Pantani, il mistero della fuga di Milano

Marco Pantani

Pochi giorni prima di morire isolato in hotel ma forse c'era qualcuno con lui Il giallo delle telefonate. Marco non aveva le sim: una ha contattato la madre

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Si allungano nuove ombre sugli ultimi giorni in vita di Marco Pantani. Alcuni documenti di cui Il Tempo è venuto in possesso fanno emergere uno scenario inedito: il Pirata potrebbe non essere stato solo durante una parte del suo soggiorno al Jolly Touring Hotel di Milano. Siamo tra il 31 gennaio e il 9 febbraio 2004, penultima tappa dell'esistenza di Pantani, trovato morto il giorno di San Valentino dello stesso anno nel residence Le Rose di Rimini. Ufficialmente per overdose, anche se dopo l'esposto presentato dall'avvocato della famiglia Pantani, Antonio De Rensis, la procura romagnola indaga per omicidio volontario. Secondo quanto ritenuto finora, Pantani si sarebbe volontariamente isolato con i suoi demoni per nove giorni dopo la «fuga» dalla casa milanese della manager Manuela Ronchi e dagli stessi genitori che da Cesenatico erano venuti a prenderlo. Una lite, vecchi rancori e qualche schiaffo, Pantani va via senza valigie e senza cellulare e prende una camera. Ma dalla fattura dell'albergo milanese, rinvenuta a Rimini dopo la morte, emerge che per il 31 gennaio e il primo febbraio sono stati messi in conto - solo per la camera - 132 euro a notte. Il pernotto sale a 180 euro per i quattro giorni successivi per poi tornare a quota 132 dal 6 all'8 febbraio, ultima notte passata al Jolly Touring. Da escludere che l'oscillazione sia dovuta a un cambio di tariffa per un periodo di alta stagione: non si spiegherebbe il ritorno alla cifra di partenza. È possibile che l'«appartamento», così viene chiamato nella ricevuta, sia stato preso come doppia a uso singola e che il prezzo sia salito, in quei quattro giorni, perché c'era un ospite in stanza. L'avvocato De Rensis dovrà capire cosa c'è dietro questa ennesima anomalia che non ha suscitato la curiosità degli inquirenti, prima e durante il processo ai pusher del Pirata. L'albergo, però, è passato alla catena Nh e scovare registrazioni e ingressi a dieci anni di distanza non sarà facile. Pantani, inoltre, era senza cellulare. Per comunicare usava il telefono dell'hotel, come si evince anche dal conto di 1.960,15 euro saldato a fine soggiorno e che comprende qualche centinaio di euro per pasti e frigo bar. Il 7 ad esempio chiama il suo medico, Giovanni Greco, perché rimasto a corto di farmaci, che gli saranno poi portati alla reception dalla Ronchi. Eppure c'è un buco di quattro giorni nel quale non risultano chiamate, un'«eclissi» che coincide con le date in cui si può ipotizzare la presenza di un'altra persona nella stanza. Con chi era Pantani? Per comunicare può aver utilizzato un altro cellulare? A questi interrogativi si aggiunge la possibilità che Marco, se la camera era in uso a due persone, in quei quattro giorni sarebbe potuto anche trovarsi altrove. La questione delle chiamate è centrale. Il campione romagnolo aveva in uso quattro numeri, quattro sim usate alternativamente con il suo Nokia Communicator, rimasto al padre Paolo. Da una delle sue utenze, non quella abituale ma usata ad esempio tra l'11 e il 12 gennaio per chiamare lo spacciatore Fabio Miradossa e l'amico Michael Mengozzi a Predappio, parte una chiamata la sera dell'8 febbraio, l'ultima passata a Milano. È una telefonata riportata dai tabulati alle 22.20 e 55 secondi. Il destinatario è la madre di Marco, Tonina Belletti, e la chiamata dura 0 secondi: il cellulare della donna è spento, lei e il marito sono in viaggio per la Grecia. Ebbene, quella sim non è mai state trovata, come le altre due che non erano nel cellulare. Non risultano tra gli oggetti repertati al Le Rose, come Il Tempo ha potuto verificare, e neanche tra gli oggetti personali riconsegnati alla famiglia. Chi aveva quelle schede? Chi ha chiamato quella sera la signora Pantani e perché? Domande, queste, che nessuno si è fatto in questi dieci anni. E che attendono risposta.

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