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Vecchietti terribili e New York torna a volare

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Laricetta è strana, quantomeno particolare, ma sta funzionando alla grande. Il segreto dei New York Knicks, primi a Est e secondi (dietro a Oklahoma) in tutta la lega con 18 successi (9 nelle ultime 10 gare) e 5 sconfitte, è tutto in questa strampalata, ma redditizia, accozzaglia. Facendo nomi e cognomi dei protagonisti dello strano miracolo tra la 31esima e 33esima strada, là dove è piazzato il Madison Square Garden, non si può non partire dal redivivo Carmelo Anthony. La resurrezione di «Melo», finalmente profeta nella natia New York, sta facendo rima con maturità. Punti (27,9 a partita), ottima selezione dei tiri, tanta difesa e tonnellate di leadership. Tutto un altro Anthony, momentaneo MVP della regular season, rispetto a quello portato a spasso e sculacciato da Lebron James nell'incontro ravvicinato con i Miami Heat degli scorsi playoff. Il momento aureo dei Knicks, però, non è solo farina del sacco del Carmelo ritrovato. Attorno al solista c'è un gruppo di supporto che non sta sbagliando una virgola. La particolarità è che quello newyokese è quasi tutto composto da dei terribili vecchietti over 35. L'anzianità di servizio dei vari Jason Kidd, Marcus Camby, Rasheed Wallace e Kurt Thomas avrà pure fatto arrivare l'età media della squadra a più di 32 anni, la più alta dell'intera Nba, ma sta togliendo ai Knicks parecchie castagne dal fuoco. Come dimostrano le cifre di tutto rispetto (8,9 punti, 3,9 assist e 48,9% da 3 in 28,7 minuti a partita) raggranellate da Kidd, chiamato per la prima volta in carriera a dire la sua uscendo dalla panchina, e la riscoperta di Wallace, ripescato da New York dopo due anni di esilio dal basket. Ma la vera e propria genesi dell'esplosione dei Knicks risiede tutta nell'arte di arrangiarsi di coach Mike Woodson. Un aggiustatore, capace di convincere Anthony a giocare da ala forte e anche di saper fare a meno di due play di ruolo (gli infortunati Shumpert e Stoudemire, che sta facendo meglio di tanti rottamatori. Capitolo italiani: tra Belinelli e Gallinari, l'unico a non sorridere è Bargnani. Nel momento buio dei Raptors, 'il mago' non aiuterà i suoi almeno per tre settimane a causa dei problemi tra gomito e polso. Giusto il tempo per capire se vale la pena continuare nella disastrata Toronto. Adr. Ser.

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