Un divario che sembra incolmabile
Ilpodio coreano sancisce anche a livello meramente visivo il definitivo ingresso del team nel club dei «grandi» della storia della F1: sovrapponendo le immagini di quello di ieri a quelle del podio 2010, mentre Hamilton è sempre lì, sul gradino numero 2, Vettel e Webber rimpiazzano infatti Alonso e Massa sui gradini 1 e 3. I bibitari austriaci al posto dei leggendari motoristi modenesi, con lo spread fra il 2010 e il 2011 salito da un già spaventoso -202 finale a un orripilante -248 punti con tre gare-calvario ancora davanti. Un declino talmente rapido e impetuoso da rendere illusoria la convinzione che possa bastare azzeccare finalmente la macchina per invertire i rapporti di forza nel 2012. Pur dando per sicura una rinascita tecnica che in realtà è tutt'altro che scontata, permarranno infatti molti altri problemi, in particolare di pilotaggio e di strategia di gara, aree in cui l'inferiorità ferrarista sta diventando quasi imbarazzante. Lo si è visto chiaramente ieri, giornata che ha racchiuso in 300 chilometri la summa delle debolezze del Cavallino. Nonostante un'ottima partenza e un discreto potenziale velocistico, infatti, le Ferrari hanno prima perso due posizioni ciascuna per l'errata gestione del primo pit stop, e poi sono state definitivamente fottute dall'incapacità dei loro piloti a superare un Rosberg che andava a due all'ora (e ce l'hanno fatta solo quando il mediocre tedesco è incappato in una patetica baggianata). Che 2012 ci aspetta con il bollito Massa e un Alonso che, nonostante in quel momento sia il più veloce in pista e possa usare l'ala mobile per tentare il sorpasso, rinuncia ad attaccare Button dicendo al muretto «I give up» («Io mollo»)?
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