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Formula uno: Vettel trionfa anche a Monza

Sebastian Vettel

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A Singapore Sebastian Vettel potrebbe matematicamente bissare il titolo iridato. Con cinque gare d'anticipo. È giusto che sia così. Gomme morbide o medie, partenza lenta, un motore Renault (a Monza non vinceva dal 1995) dalla minore velocità di punta, non hanno impedito al campione del mondo di cogliere il diciottesimo successo in carriera. Ironia della sorte appaia un ex ferrarista, Raikkonen, ma i paragoni si fermano qui perché il pilota dalla tuta blu sembra programmato per demolire ogni record. Il bello è che inizia a farlo con classe: sul casco campeggia "150", in onore dell' Unità nazionale e sul podio si lascia andare a un pianto emozionante e emozionato. Non ha dimenticato che qui vinse il suo primo Gp nel 2008 con la Toro Rosso e conserva uno splendido ricordo dei suoi anni italiani nel mondo delle corse. Insomma, si sono a lungo cercate e alla fine trovate e amate, Monza e la Red Bull, irresistibile anche per il circuito lombardo. La Ferrari ci mette una pezza, terza con l'asturiano e sesta con il brasiliano, ma il rosso è quello della vergogna. Investimenti, cambiamenti, annunci strabilianti, e alla fine tutto è affidato alla sorte. Ad Alonso che si inventa una partenza capolavoro, sfiora l'erba e sfrutta gli unici metri a disposizione, quelli fino alla prima curva, per ripagare la fiducia dei 90.000 stipati sulle tribune (stonatissime le bandiere della Lega in mezzo a quelle che rappresentano la nazionalità dei vari piloti). All'esterno, sopravanza in un colpo solo Vettel partito lento e Hamilton stretto a panino. L'inglese oppone una blanda resistenza, in caso di ennesimo incidente non potrebbe tornare ai box. Effimera fu l'illusione. Sempre alla prima curva Liuzzi piomba su un gruppetto di auto (accuserà Kovalainen di averlo portato fuori pista) e entra la safety car. Subito sette ritiri tra cui Rosberg. Alla ripartenza Vettel mette in chiaro che il leader e lui e nessun altro: coltello tra i denti e un sorpasso fenomenale quanto rischioso sul pilota di Oviedo che, conscio delle sue limitate possibilità, duella in modo leale e perde. Se il battistrada scappa e aumenta costantemente il margine su un'arrancante Ferrari, è ruota a ruota tra Schumacher, specialista nel guadagnare posizioni al via, ben quattro, e Hamilton. Capirai! È derby tra motori Mercedes, è battaglia senza quartiere: incollati, affiancati, sorpasso, controsorpasso, lamentele per i troppi cambi di direzione, alzata di spallucce e richiami in tempo reale dei commissari. Combattenti nati. Intanto Webber regala alla Red Bull il primo ritiro stagionale picchiando il muso nei tubi di scarico della macchina di Massa che ha l'abilità di trovarsi sempre al posto sbagliato nel momento sbagliato. Ma rimonta e prende punti. Chi invece è sempre in agguato e non spreca la minima occasione è Button, l'uomo gentile con le gomme. Loro ricambiano permettendo all'alfiere della McLaren di marcare stretto il compagno di squadra e Schumi in lotta e di passare in tromba prima l'uno e poi l'altro (in verità il tedesco aveva i pneumatici posteriori sfiniti). Ineccepibile anche come Button si è bevuto Alonso. Dopo una prima parte spettacolare e pit stop senza sorprese, brivido nel finale. Hamilton sembra farsi minaccioso alle spalle della F150, ma non c'è più tempo né giri a disposizione per strappare allo spagnolo il piazzamento. Il gigantesco cuore rosso può essere srotolato, a fiducia futura o forse più per fede. Il circus lascia l'Europa per mete esotiche e Vettel conquisterà il suo alloro. La Ferrari? Spera che tutto finisca presto.

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