Sensi: «Farò in modo che Galliani lasci la Lega»
Deluso dalla stagione di campionato, Sensi ha ribadito le sue accuse sulle cause del tracollo della squadra guidata da Capello: «In campionato siamo stati handicappati da voleri non nostri, da quelli di cosiddetti "sopravvisori". Galliani è presidente di Lega, e poi penso a Torino, penso a Carraro». Sulle tensioni tra Lega e Federazione, Sensi si è detto certo che il consiglio federale del 2 aprile «non risolverà nulla» del conflitto sulla riforma dei campionati («nè Carraro nè Galliani sanno bene quello che vogliono») e ha lanciato due messaggi. Il primo: «L'anno prossimo la Roma si presenterà completa. Quest'anno è arrivata in ritardo, non avendo capito con intelligenza e accortezza le mire degli altri. La Roma è stata penalizzata sette volte ad inizio campionato: obiettivo che era stato determinato da altre persone, non da me». Il secondo: «Sono determinato a riprendere la mia posizione nel mondo del calcio. Anche perchè abbiamo un problema certo: con la morte dell'avvocato Gianni Agnelli abbiamo una decadenza della Juventus e una impossibilità del Milan di avere Milan e Lega. C'è un impegno morale di Galliani a lasciare la Lega al 30 giugno, io andrò a fare la mia battaglia perchè Galliani lasci la Lega». Esiste un asse tra Roma e Inter? «C'è sempre stato. Massimo Moratti è amico mio, siamo due persone serie; la squadra è «randagia» di ossessioni di altre persone, ma la sua squadra resta valida». Chi vincerà lo scudetto quest'anno? «Quest'anno è un appannaggio tra Juve e Milan, se lo divideranno tra loro: l'Inter è stregata, gli ultimi confronti non sono stati leali». Insomma Sensi sembra tutt'altro che intenzionato a lasciare la Roma e il mondo del calcio. Con le dichiarazioni di ieri invece, sembra voler avvertire il Palazzo che la guerra è appena iniziata e che nemmeno i torit arbitrali subiti quest'anno e le condizioni non proprio ottimali in classifica della sua Roma, riiusciranno a fermare i suoi propositi. L'obiettivo del presidente giallorosso è quello di riportare equità in un sistema ormai drogato, di riportare ai vertici del calcio un «manager» super-partes in grado di fare solo il bene dello primo sport nazionale. Insomma Galliani e tutto il suo entourage se ne deve andare e lasciare spazio a persone nuove. Solo così, secondo Sensi, il caclio italiano potrà rialzarsi e riacquisire quella credibilità che adesso non ha più. Si attendono ora ulteriori reazioni all'uscita del numero uno. L'impressione è che da qui fino al termine della stagione il capitolo relativo alla crisi del calcio si arricchisca di nuovi paragrafi.
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