Bridgerton torna su Netflix: sontuosa e romantica, ecco la quarta stagione
La quarta stagione di Bridgerton è arrivata. O quasi. Come già sapevamo da tempo, infatti, Netflix ha scelto di dividerla in due parti: la prima è approdata sulla piattaforma ieri, giovedì 29 gennaio, mentre per la seconda bisognerà attendere il 26 febbraio. Una strategia ormai collaudata, pensata per prolungare l’attesa e tenere alta la conversazione e, va detto, perfettamente in linea con una serie che ha sempre fatto del desiderio una questione di ritmo. Come ogni ritorno importante, Bridgerton si presenta con una promessa che non tradisce: abiti sontuosi, sguardi languidi, drammi sociali elevati a questioni di vita o di morte e, naturalmente, qualche scena bollente ben piazzata. Netflix sa cosa vogliamo. E, nella maggior parte dei casi, ce lo serve su un vassoio d’argento finemente cesellato.
Non è un caso che uno degli elementi che più hanno contribuito alla fama della serie siano state proprio le scene erotiche. Fin dalla prima stagione, Bridgerton aveva scelto di non essere timido: il sesso era centrale, quasi programmatico. Le scene intime erano numerose, ravvicinate e un filino provocatorie. A volte narrative, a volte dichiaratamente esibite come un promemoria costante: questa non è la solita serie in costume, qui i corpetti si slacciano eccome.
La quarta stagione, però, cambia passo. Le scene erotiche restano, ma sono meno numerose e molto più calibrate. Non cercano lo shock né la reiterazione, ma arrivano nei momenti in cui servono davvero al racconto. Il risultato non è una perdita di intensità, semmai un guadagno di consapevolezza: l’eros non è sparso ovunque, ma quando compare pesa di più.
Gli spettatori affezionati ormai quasi non lo notano più, ma resta, come sempre, l’elemento più dichiaratamente fantastorico della serie: Bridgerton continua a muoversi in un’Inghilterra regency reinventata, dove la società aristocratica è multietnica, a cominciare dalla regina Carlotta e dai duchi dalla pelle bruna. Insomma, qui il colore della pelle non rappresenta un limite sociale. Una scelta sfrontatamente anacronistica, storicamente impossibile, che la serie non tenta nemmeno di giustificare, ma che rivendica come atto narrativo e politico. Non è realismo storico, è riscrittura simbolica: un mondo parallelo in cui l’inclusione è data per acquisita e diventa parte del linguaggio stesso della fiaba. È un artificio che può dividere, ma che contribuisce a definire l’identità di Bridgerton: non una ricostruzione del passato, bensì una fantasia pop che usa il passato per parlare al presente.
Il cuore dei nuovi episodi è Benedict Bridgerton, l’anima artistica, irrequieta e vagamente bohémien della famiglia, che finalmente smette i panni dell’osservatore ironico per diventare protagonista. La sua storia, ispirata a La proposta di un gentiluomo, è una Cenerentola in versione regency: maschere, identità segrete, barriere sociali e un amore ostacolato dal peccato più imperdonabile nell’universo Bridgerton: non avere il titolo giusto. L’estetica, inutile dirlo, resta uno dei punti di forza assoluti. Anche in questa stagione la serie brilla per la cura visiva: costumi, scenografie e balli continuano a dialogare con l’immaginario contemporaneo senza tradire il contesto regency. Gli abiti sembrano usciti da un sogno zuccherato, i saloni scintillano come cristalli illuminati, e ogni ballo è messo in scena con la solennità di un rituale sacro. Bridgerton resta quella serie in cui anche una passeggiata in giardino ha la tensione emotiva di un thriller psicologico.
Eppure, qualcosa, sottotraccia, è cambiato. Il ritmo è più pacato, meno isterico rispetto al passato. Meno scandali gridati, più sguardi trattenuti. Meno euforia, più sospensione. Una scelta che può apparire matura o leggermente sonnolenta, a scelta dello spettatore. Il romance tra Benedict e Sophie è delicato, fiabesco, spesso incantevole, ma non sempre travolgente come quello dei predecessori. La chimica c’è, ma lavora a fuoco lento: una lunga cottura emotiva che richiede pazienza. Intanto, l’universo Bridgerton continua a girare come una giostra elegante: drammi di classe, reputazioni appese a un filo, sguardi giudicanti più affilati di qualsiasi lama. E naturalmente c’è lei, Lady Whistledown, sempre pronta a ricordarci che in questa società nulla è mai davvero privato. Altra novità di rilievo è l’identità di Lady Whistledown, ormai di dominio pubblico. Cambiamento, che innesca una nuova, divertente dinamica fra Penelope Featherington e la Regina Carlotta che in qualche modo vuole indicare a suo piacimento la "linea editoriale" del pamphlet di gossip che aveva tenuto sulle spine l’intera alta società londinese.
Il trailer prometteva intensità, e la stagione mantiene l’impegno, scegliendo però di abbassare il volume. Meno shock, più inquietudine sottile. Meno barocco emotivo, più crepe silenziose. È Bridgerton che prova a crescere, senza rinunciare ai suoi eccessi, ma cercando di vestirli con un’eleganza più consapevole.
Il risultato è una stagione che non rivoluziona la serie, ma la rifinisce. Non sempre sorprende, ma raramente annoia. Come un ballo ben riuscito: forse non il più memorabile della stagione mondana, ma abbastanza affascinante da restare impresso.
In fondo, Bridgerton 4 fa esattamente ciò che ci aspettiamo: ci invita a entrare, a giudicare silenziosamente i personaggi come se fossimo anche noi in prima fila, ventaglio alla mano. E diciamolo: anche questa volta, difficilmente diremo di no.
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