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La parabola di Serena Bortone: da conduttrice a semplice opinionista

Foto:  LaPresse 

Marco Zonetti
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C’era una volta Serena Bortone, approdata in pieno governo giallo-rosso – dopo anni di grandi ascolti alle redini di Agorà su Rai3 – nel pomeriggio di Rai1 alla guida di "Oggi è un altro giorno", talk ad altissimo contenuto LGBTQ+ che non trascurava lo spazio politico, così da mantenere i rapporti con i palazzi. ,L’audience era di tutto rispetto e Bortone – prima nota perlopiù ai parlamentari ospiti di Agorà – divenne nottetempo un volto conosciuto al grande pubblico. Con tutto ciò che comporta la popolarità improvvisa dopo l'anonimato. Si ricordano ancora le foto pubblicate dalla simpatica Serena nell’estate fra la prima e la seconda edizione di "Oggi è un altro giorno": una volta con treccine alla Bo Derek, una volta con cappelli a larga tesa stile Audrey Hepburn, un’altra ancora con caftani à la Brigitte Bardot. Istantanee di chi ci crede tantissimo e sente di avere il mondo in mano. O perlomeno la Rai. Il programma intanto andava a gonfie vele e la capace "anchorwoman" si allargava sempre più, tanto da tuonare annunciando la pubblicità: «Chi cambia canale non merita di stare al mondo!», meritandosi la reprimenda di Michele Anzaldi, allora segretario della Vigilanza Rai, che la rimproverò: «Siamo nel servizio pubblico e non al mercato».

Frattanto, tra una cacciata di Memo Remigi per una pacca sul sedere a Jessica Morlacchi e uno svarione della conduttrice seppur addottorata – «Quel ramo del lago di Garda» anziché di Como – il Governo cambiava, l’assetto Rai idem e Serena era costretta a lasciare il salottino quotidiano di Rai1 per migrare nel weekend di Rai3 al timone del costosissimo "Che sarà". Purtroppo gli ascolti stagnavano, doppiati da quelli di Massimo Gramellini su La7, né venivano risollevati dal putiferio del «caso Scurati» nel quale Bortone gridò alla censura della Rai di un monologo antifascista, versione smontata da Marco Travaglio che dimostrò l’innocenza dei vertici della tv pubblica. I deludenti dati Auditel portarono alla chiusura di "Che sarà" (sostituito dalla "Confessione" di Peter Gomez, più seguito), e Bortone ripiegò sulla radio con la consolazione d’essere reputata nuova pasionaria della libertà da uno stuolo di profili social «arcobalenati».

Ma il richiamo del piccolo schermo ha avuto la meglio. "Sic transit gloria mundi": ecco infatti che l’ex conduttrice del talk di punta della Rai ora fa la semplice opinionista nel Bar Centrale di Elisa Isoardi in onda il sabato pomeriggio sulla Prima Rete. Arrivando finanche a battibeccare con Rosanna Lambertucci, la donna più rispettosa della tv, alzandosi in piedi con occhi sgranati e gestualità accalorata. Un fervore un tantino fuori luogo, simile a quello dei salotti trash rimproverati a Barbara D’Urso e che può solo ispirare una parafrasi di Andreotti: la conduzione logora chi non ce l’ha (più)".

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