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Pio e Amedeo, gran finale per Felicissima Sera: "Ci piace esasperare il politically correct"

Fabrizio Finamore
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Il loro è stato finora il programma leader assoluto di ascolti del venerdì sera con picchi di oltre 4 milioni telespettatori. Merito di un approccio dissacrante, della loro sincerità e capacità di andare fuori dal seminato e dal già visto? Di certo dopo il successo della prima edizione, Pio e Amedeo sembra siano tornati alla grande alla guida del loro show di prima serata su Canale 5: «Felicissima Sera – All Inclusive», la cui puntata finale è stasera.

«Sinceramente non ci aspettavamo questo successo – ci hanno confessato i due comici pugliesi - a differenza della scorsa edizione di “Felicissima sera”, quest’anno abbiamo come controprogrammazione un varierà su Rai Uno come quello della Goggi con grandi ospiti e nonostante questo gli ascolti finora ci hanno premiato». Paolo Mariconda, storico autore di programmi TV come «Stasera tutto è possibile» ma anche tra gli autori della vostra trasmissione ci ha detto che la vostra forza sta nella follia, nella sincerità, nel non creare nessun distacco con il pubblico.

È un programma che funziona perché portate il mondo reale e popolare di tutti i giorni in televisione?
«La gente ama “Felicissima sera” probabilmente per la sua genuinità, è un programma pensato ma non scritto. Ha ragione Paolo, è un programma di pancia, ovvio che tutti si regge su una sua struttura ma molto fa anche l’estemporaneità, il nostro approccio all’ospite di turno e il clima che creiamo con lui. Noi cerchiamo di parlare come parla la gente comune, il mondo sacro della TV lo portiamo in mezzo alla gente attraverso il linguaggio, il nostro modo di essere e i temi trattati. Nella prossima puntata, ad esempio, faremo un pezzo coraggioso, parleremo di quanto si dà peso oggi al successo e alla paura di fallire , un pezzo autoironico cucito ad hoc su di noi che sicuramente farà discutere».

 

Ci date allora qualche anticipazione sugli ospiti della puntata di venerdì?
«Oggi dovremo gestire l’arrivo da noi tanto atteso di Diletta Leotta, inizialmente avevamo previsto una serie di provocazioni per il suo arrivo ma poi, quando abbiamo saputo della sua gravidanza, abbiamo cambiato totalmente tipo di approccio.
Per questo le abbiamo dedicato anche un pezzo come “Mi manchi" con un cameo di un grande Fausto Leali. Poi avremo l’onore di vedere Bonolis che ci insegna come nobilitare il gentil sesso, Biagio Antonacci che ci racconta i tempi dei suoi inizia a Milano, Antonella Clerici che finalmente farà una cosa clamorosa, i ragazzi de Il Volo che si metteranno in gioco con noi in un modo mai visto, Nek e Francesco Renga che ci contenderemo sul palco e il ritorno di Giovanna Civitillo per una speciale serata di duetti».

Con gli ospiti in genere avete sempre avuto un approccio tutto vostro...
«Quando vengono da noi arrivano preparati, con ognuno di loro si crea un qualcosa di speciale. Forse per la prima volta in Italia gli ospiti sono pronti a mettersi in gioco, un approccio probabilmente più americano, nel nostro paese quando si va ospiti in un programma solitamente si concordano prima le domande, ognuno di loro rimane nella propria comfort zone».

Le esperienze nei villaggi, nelle emittenti regionali quanto vi hanno aiutato a stare sui grandi palchi oggi?
«La gavetta ci ha aiutato tantissimo, soprattutto quando oggi hai a che fare con grandi nomi da palcoscenico devi essere bravo a stare ai loro tempi. Probabilmente questo è uno dei problemi delle nuove generazioni, tante webstar partono subito con la popolarità, la gavetta invece, come in ogni lavoro, ti aiuta ad arrivare preparato e a capire anche cosa davvero piace alla gente».

Avete sperimentato con successo anche il cinema con film come «Amici come noi», è una strada che intendete continuare a percorrere?
«È un campo che stiamo cominciando a sperimentare, grazie a Dio finora è andata bene. Fare cinema ci piace, del resto nel nostro mestiere bisogna sapere fare un po’ di tutto. A Natale saremo di nuovo al cinema e a ottobre ripartirà il nostro tour nei teatri partendo da Roma».

Cinema, teatro, TV... il fil rouge comunque rimane sempre la vostra battaglia contro gli eccessi del politically correct?
«Non è neanche più una battaglia, oggi noi prendiamo in giro l’eccesso di politically correct cercando di esasperare il suo stesso concetto di fondo. Certo, è un dato di fatto, la società si è voluta in questo senso, forse influenzata da una cultura come quella americana, ma a noi piace andare oltre tutto questo senza mancare di rispetto a nessuno». 

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