inno ritrovato

Euro2020, Edoardo Bennato e le notti magiche: "Ho cantato la bella Italia. Che emozione sentirla ancora oggi"

Carmen Guadalaxara

Qual è l’inno dei Mondiali di calcio che ricordate di più? Se fatta in Italia, non c’è dubbio che la risposta a questa domanda non possa che essere «Un’estate italiana, almeno per chi nel 1990 c’era già. Sono passati 31 anni da quando la canzone scritta da Giorgio Moroder e adattata e interpretata in italiano da Gianna Nannini ed Edoardo Bennato divenne la colonna sonora delle notti magiche di un’edizione in cui l’Italia di Baggio e Schillaci, che giocava in casa, si piazzò al terzo posto dopo aver sognato a lungo di poterla vincere. Oggi, Notti Magiche» è tornato di moda perché ascoltata dopo ogni partita dalla squadra di Mancini sul bus della Nazionale vincitrice degli Europei. «Notti magiche» non volevo neppure scriverla racconta Bennato. «Quando il mio amico Franco De Lucia disse "guarda che Caterina Caselli e Gianna Nannini vorrebbero da te il testo della canzone che sarà l’inno dei Mondiali di calcio", gli risposi: Ma sei pazzo? Cantavo e scrivevo senza manager e produttori, ero sempre in antitesi. Facevo tutto da solo. Vivevo circondato dagli amici del cortile, nel quartiere napoletano di Bagnoli - sotto l’Italsider - c’erano persone di tutti gli accenti. Non avvertivo la contrapposizione Nord-Sud, ero libero di ridicolizzare tutti. Venni perfino licenziato dalla casa discografica dopo l’album "Non farti cadere le braccia" e iniziai a suonare per strada con armonica, tamburo e chitarra. Un’area politicizzata mi elesse idolo dell’insoddisfazione giovanile in Italia. Ero convinto che "Notti magiche" non me l’avrebbero perdonata, ma Caterina e Gianna mi convinsero». 

 

  

 

La musica originale di Un'estate italiana, era, imperiosa e pop al tempo stesso, era stata scritta dal Moroder hitmaker dei ’70s e degli '80s: la prima versione era in inglese e si intitolava To Be Number One, sicuramente meno figa, cantata da una band posticcia messa su dallo stesso Moroder, in cui figuravano un cantante e due coriste e quindi bisognava riscriverlo per farlo diventare l'inno dei mondiali. È piuttosto bizzarro pensare che nel Mondiale perso cantavamo una canzone italiana mentre in quello vinto nel 2006 siamo andati di «po-po-po-po-po-po-po», di Seven Nation Army dei The White Stripes.  «Nel pomeriggio – continua Bennato - durante le prove allo stadio, dall'altra parte del campo vidi arrivare Diego Armando Maradona che mi disse subito: Dai, Edoardo, mi presenti Gianna Nannini?. C’è una nostra foto tutti e tre insieme».  Era l’ 8 giugno 1990 e questa canzone ha fatto la storia del Mondiale d’Italia.

«Il calcio - continua Bennato - è “complementarizzato” con la mia musica - aggiunge l’artista. - Molte mie canzoni sono nate mentre giocavo a calcio. Ho iniziato a giocare da ragazzino al Circolo canottieri di Bagnoli. Dalla musica del juke box arrivava la musica rock e mi dava la carica per giocare. Il campo verde mi dà una sensazione di vitalità. E sono felice che la nostra Nazionale si è caricata con questo brano. Che poi vi confesso mi ha causato anche critiche con il mio pubblico: “Bennato tu si intellettuale, un eversivo, un destabilizzatore… ti si mis a fa a canzone dei Mondiali”. Un’estate italiana, tuttavia, mi portò fortuna al Festival blues di Pistoia. Qualcuno mi propose per un duetto con un “mostro sacro” come BB King. E chist chi è?, disse BB King. Bennato. Ha scritto l’inno dei Mondiali di calcio. “Notti magiche” fu il passepartout, suonai con lui. Mesi dopo, BB King eseguì con me - sempre dal vivo - addirittura “Signor Censore” e alla fine della canzone mi disse: "You can play the blues", puoi suonare il blues». Un inno per tutti noi, un inno che non ci abbandonerà mai».

 

 

“Un’estate italiana”, un’opera d’arte, che, come vuole la sua tradizione, dipinge un mondo meraviglioso, lontano da ogni lacuna o squilibrio; nel caso del testo, si racconta un’Italia bella di un popolo unito; una realtà in parte vera, anche se non sempre, perché a volte ci dimentichiamo di essere italiani, non sentendo nel cuore un amore per il nostro meraviglioso Paese. Il brano comunque ci parla di una nazione molto diversa da quella di oggi, ossia di un paese in cui prevalgono i rapporti umani, la volontà di creare, di costruire per il bene comune. Parliamo di un momento storico dove in cui qualche modo reggeva ancora il benessere economico; parliamo di un momento in cui nelle votazioni politiche non si votava il personaggio, ma il partito; Quella è un’Italia che ci manca e che dovremmo in parte recuperare, un’Italia fatta di sentimenti e di entusiasmo, un’Italia piena d’amore.