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L'Aria che tira, la fosca previsione di Nino Carabellotta sul Covid: "A metà maggio risalita dei contagi. No al liberi tutti"

Giada Oricchio

“L’Italia in giallo da lunedì 26 aprile non significa liberi tutti. Decisione presa sul filo del rasoio, ma comprensibile. Da metà maggio verosimile risalita dei casi di Covid”. Così Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, intervenendo a “L’Aria che Tira”, su La7, venerdì 23 aprile. Il presidente Cartabellotta, ospite nel programma televisivo, ha spiegato l’importanza delle varianti del Covid-19 nel momento in cui l’Italia si accinge alla riapertura di bar e ristoranti seppur con alcune limitazioni:  “Le varianti fanno parte della normale biologia del virus, diventano importanti dal punto di vista epidemiologico quando diventano più diffusive o se presentano dei fenomeni di sfuggita alla risposta immunitaria. E’ importante un elevato sequenziamento, ma in Italia su questo aspetto stiamo investendo ancora molto poco. È per questo che non ci si accorge delle varianti fino a quando non siamo davanti a casi di reinfezione o quando c’è un incremento importante dei casi di Covid”.

 

  

 

Sull’andamento della pandemia, Cartabellotta è stato chiaro: “Vediamo da 4 settimane una riduzione progressiva del numero dei nuovi casi settimanali, ma si tratta di riduzioni modeste, intorno al 7%. Fortunatamente stanno cominciando a scendere i casi negli ospedali e seppur in maniera minore quelli delle Terapie Intensive. Il problema reale però è che ci troviamo ancora nel bel mezzo della terza ondata della pandemia. Ieri avevamo 470 mila positivi e sappiamo che sono una stima. Abbiamo iniziato la discesa dal picco della terza ondata, ma è molto lenta verosimilmente perché entrano ancora molte pazienti nelle Terapie Intensive. Inoltre l’età media si è abbassata e stanno più a lungo in degenza in Terapia Intensiva. Per le prossime due, tre settimane ci aspettiamo un’ulteriore riduzione dei casi come riflesso dell’Italia quando era in zona rossa. Poi da metà maggio è verosimile una risalita dei casi dovuta all’Italia in giallo. La risalita va contenuta più possibile perché le riaperture graduali non può significare ‘liberi tutti’”.  

 

 

Infine sul rischio delle riaperture e sul coprifuoco, il presidente della Fondazione Gimbe ha detto: “Il rischio ragionato è diverso al rischio calcolato, siamo ancora in una fase molto attiva della pandemia. Si tratta di una decisione politica che guardando ai dati e alla copertura della campagna vaccinale è presa un po’ sul filo del rasoio però rappresenta un coraggioso atto di responsabilità del Governo sia per rilanciare le attività produttive sia per placare le tensioni sociali. Il coprifuoco alle 22? Dibattito stucchevole. Per ora è giusto così, ma è chiaro che con le riaperture programmate è una decisione di buon senso estenderlo alle 23 magari potenziando i controlli. Questo potrebbe stemperare il clima tra le forze di maggioranza al Governo e le Regioni”.